L’autonomia energetica passa dal nucleare
A costo di sfidare la noia, i ministri Pichetto e Urso hanno ribadito ieri a Bruxelles che l’autonomia energetica dell’Europa passa dall’energia nucleare. Il titolare del Mimit ha sottolineato che l’Italia ci crede al primo giorno in un’implementazione dell’atomo. Il capo del Mase ha spiegato che in sede comunitaria l’Italia si è fatta latrice della richiesta “di superare la classificazione del nucleare come attività transitoria, promuovendone il pieno riconoscimento come attività sostenibile, al pari di altre tecnologie a basse emissioni”. Una differenza che è notevole e sostanziale. E che conferma la postura di Roma di fronte al (grande) dilemma dei nostri tempi. Rassegnarsi alla desertificazione industriale e all’irrilevanza geo-economica oppure puntare, in maniera seria, sul nucleare. “Da un punto di vista tecnico, possiamo iniziare domattina”, ha affermato in una recente intervista rilasciata a Il Giorno, l’amministratore delegato di Sogin, Gian Luca Artizzu.
Autonomia energetica, che fatica
Che ha aggiunto: “Oggi il nucleare è un’opportunità enorme per tutta l’Europa. Se il voto al tempo del referendum nel 2011 fosse stato diverso, oggi staremmo aprendo la prima centrale”, ha spiegato l’ad Sogin. Che svela il paradosso tricolare: “L’Italia è riconosciuta come seconda industria nucleare d’Europa, con il Politecnico di Milano che è la scuola di ingegneria più grande d’Europa eppure qui non abbiamo centrali”. Ecco, il bilancio è sanguinoso: “Abbiamo perso due generazioni di professionisti per la costruzione di reattori e impianti”. In compenso, però, “siamo i migliori nello smantellamento”. E siamo pure pronti a ripartire: “Non c’è alcun impedimento a costruire uno Smr”, magari mettendogli vicino un data center, infrastrutture sempre più centrali per la digitalizzazione. “Da un punto di vista tecnico, possiamo iniziare domani mattina”, ha concluso Artizzu.
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