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Economia

Alluminio shock, cosa accade: da Mozal al Piano Mattei

di Angelo Vitale -

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni riceve il presidente della Repubblica del Mozambico Daniel Francisco Chapo a Palazzo Chigi lo scorso 11 dicembre


Alluminio shock, Hormuz chiude e Mozal si ferma: l’ombra del collasso globale, il filo che collega tutto questo anche al Piano Mattei tanto caro alla premier Meloni.

Il mercato mondiale dell’alluminio sta affrontando la “tempesta perfetta”. In questo mese, la combinazione tra tensioni geopolitiche nel Golfo Persico e le crisi energetiche in Africa hanno spinto i prezzi di questa materia prima a picchi che non si vedevano da quattro anni, superando i 3.400 dollari per tonnellata.

Il blocco di Hormuz: 6 milioni di tonnellate di alluminio a rischio

La crisi nello Stretto di Hormuz non riguarda più solo petrolio e gas. Attraverso questo corridoio transita il 90% dell’alluminio prodotto nel Medio Oriente (circa 6 milioni di tonnellate annue). Con la chiusura del passaggio dovuta al conflitto in Iran, giganti come Qatar e Bahrain hanno sospeso le consegne, lasciando l’Europa e l’Italia in una situazione di estrema fragilità nell’approvvigionamento di materia prima.

Caso Mozal: perché la fonderia del Mozambico sta chiudendo?

In questo scenario già surriscaldato, esplode il caso Mozal. Situata in Mozambico, è la seconda fonderia più grande d’Africa, controllata dal gruppo australiano South32.

Il motivo della crisi, il fallimento delle trattative per il rinnovo dei contratti elettrici con il governo mozambicano e il fornitore Eskom. Senza energia a prezzi competitivi, la produzione non è sostenibile.

All’orizzonte, una chiusura. South32 ha avviato la messa in “manutenzione conservativa” dell’impianto dal 15 marzo, riducendo la produzione globale di altre 240mila tonnellate.

L’Italia e il rapporto con il Mozambico

L’Italia osserva questa situazione con il fiato sospeso e probabilmente dovrà riconsiderare le sue strategie alla luce di aquanto accade. La nostra filiera — seconda in Europa per trasformazione di alluminio — è fortemente dipendente dalle importazioni primarie.

Nel dicembre scorso, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricevuto a Palazzo Chigi il presidente del Mozambico, Daniel Chapo. Sebbene il focus ufficiale fosse la sicurezza a Cabo Delgado e il Piano Mattei, sul tavolo pure lo scambio di memorandum d’intesa legati alla cooperazione energetica e industriale.

Per anni, i grandi gruppi internazionali – scriveva Altreconomia nel 2023 – hanno avuto – guardando al Mozambico – “occhi e tasche” solo per il gas. E anche l’Italia ha sempre ritenuto prioritario consolidare nel Paese il ruolo dell’Eni.

La materia prima del Mozambico per il nostro Paese

Il Mozambico è un fornitore di alluminio per l’Italia. Nel 2024, le esportazioni di alluminio e prodotti in alluminio dal Mozambico all’Italia hanno avuto un valore significativo, ammontando a diverse decine di milioni di dollari (circa 49 milioni di Usd per alluminio grezzo nel 2024), posizionandosi tra i principali scambi commerciali tra i due Paesi.

L’Italia potrebbe (e dovrebbe) accettare la sfida di giocare un ruolo di mediazione per stabilizzare gli asset metallurgici nel Paese, cercando di evitare che il blackout di Mozal colpisca ulteriormente le fonderie italiane già provate dai costi energetici interni.

Anche perché, se l’Italia e l’Europa arretrano, la Cina è già pronta a subentrare nella gestione di Mozal (come ha già fatto con molte miniere di bauxite in Guinea).


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