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La guerra brucia anche le accise: ecco il taglio

di Giovanni Vasso -


Il taglio delle accise. Mentre in Medio Oriente volano i missili, in Italia, si alza una domanda: basterà? Quella di ieri è stata una giornata campale. In cui, finalmente, s’è mosso qualcosa. L’attesa è finita e quando il Mimit ha svelato che il diesel si paga a 2,1 euro anche sulla rete stradale è diventato necessario agire. Subito. Meloni ha incontrato prima il ministro all’Energia Pichetto e poi quello all’Economia Giorgetti. Salvini, a Milano, incontrava i petrolieri e dava le carte del dibattito. È stato lui a svelare che pure l’Italia era pronta, fin da subito, a un serio taglio delle accise.

Il Codacons e i conti sul taglio delle accise

I consumatori del Codacons, che già in mattinata avevano annunciato la presentazione di esposti a 104 Procure italiane contro i rincari alla pompa, hanno riferito che, “seppur in ritardo” l’idea ventilata dal vicepremier di tagliare le tasse sui carburanti potrebbe effettivamente apportare benefici apprezzabili alle famiglie. A fronte di una sfrondata da 5 cents al litro, hanno calcolato i consumatori, si risparmierebbero fino a 3 euro su un pieno da 50 litri, in un anno 73 euro “guadagnati”. Non è questo lo scenario migliore, per i consumatori. Secondo cui “un taglio da 20 centesimi di euro porterebbe il risparmio sul pieno a 12,2 euro, con una minore spesa da 293 euro su base annua”. Dal punto di vista politico e istituzionale, detto tra noi, è una mezza rivoluzione.

Un precedente importante

Nel Paese della pressione fiscale tra le più alte d’Europa (e senza neanche la consolazione di un welfare state alla scandinava), lo Stato che rinuncia a parte dei suoi guadagni rappresenta una novità assoluta. Certo, come ha detto Salvini, sarà una misura “sperimentale” che durerà un mese. O finché ce ne sarà bisogno. Ma crea un precedente, un po’ come quello che, nella Ue, ha creato l’Austria tagliando, per prima, le accise e affermando, tramite il suo cancelliere Christian Stockler, che lo Stato “non può lucrare” sulle difficoltà dei cittadini. E tanto basta a sfondare il tetto di cristallo, anzi di piombo, della pressione fiscale. Forse, dal punto di vista politico (e soprattutto da quello economico) il taglio delle accise vale pure più dell’ipotesi di price-cap a 1,90 euro per il gasolio.

Cosa c’è nel Dl Carburanti

Ma ieri non c’è stato spazio solo per il dibattito sul taglio delle accise. Che, finalmente, è entrato nel vivo. Il Cdm in serata ha licenziato il Dl Carburanti che prevede tutta una serie di misure che mirano a calmierare il peso di benzina e soprattutto diesel per le imprese e le famiglie italiane. A cominciare dai provvedimenti anti-furbetti: Mister Prezzi denuncerà entro due giorni ai magistrati gli eventuali aumenti speculativi. Poi tutta la questione più legata agli aspetti economici. Lo schema è, più o meno, lo stesso di sempre. O, quantomeno, quello già adoperato per la Manovra. Si vede la mano di Giorgetti: un’iniezione da 130 milioni di euro, per il 2026, sulle schede “Dedicate a te” di sostegno al reddito per le fasce meno abbienti e un investimento da 608 milioni per portare il credito d’imposta sul gasolio al 28%. Misura, questa, pensata per le aziende. A patto che si muovano su “veicoli di categoria euro 5 o superiore”.

Il nodo resta la durata della guerra in Medio Oriente

Non sia mai che l’Ue, mai come oggi in altre faccende piuttosto che quelle green è affaccendata, si offenda. Si tratta di numeri importanti che andranno a unirsi ai soldi che fatalmente lo Stato investe (non incassandoli) tagliando le accise e riducendo, in scala, pure l’Iva. La domanda che si alza dall’Italia, mentre in Medio Oriente volano i missili e il barile di petrolio vede quota 110 dollari al barile, è sempre la stessa: basterà? Non dipende dal governo. Almeno, non solo da Chigi. Dipenderà da quanto tempo servirà ancora prima che le armi tacciano e la pace possa riaprire ai commerci internazionali lo Stretto di Hormuz e, più in generale, tutto il mondo.


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