L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

La Disunione Europea si spacca pure sugli Ets

Nell'ora più critica, i Paesi membri si spaccano e perdono tempo in chiacchiere mentre gli industriali urlano: "Basta speculazione"

di Cristiana Flaminio -


Il mondo è in fiamme e a Bruxelles si parla dell’opportunità di rivedere, forse e senza fretta, per carità, il meccanismo Ets: come Bisanzio cogli Ottomani alle porte, l’Unione, anzi la Disunione, Europea si balocca sull’ambiente e sulla sostenibilità mentre l’energia rischia di capottare ciò che resta della competitività europea. L’Italia regge lo scontro e i piccoli Paesi capitanati dalla Spagna (chissà perché) che vogliono difendere la speculazione Ets (chissà come mai Lussemburgo ha preso posizione in maniera così dura) resistono con ferocia. Ma pur di difendere il (fiorente) mercato di quote, con annessi pagamenti all’Ue, l’Europa sta rischiando grosso. E, come sempre accade, ci si rifugia tra parole flautate, interviste a microfoni spenti o a volti oscurati. Se ciò succede pure nel momento più decisivo e delicato della storia recente di questo continente, senza che nessuno s’offenda, si può certificare che s’è arrivati alla frutta.

L’urlo degli industriali sugli Ets mentre la Disunione Europea gioca

Gli industriali non ne possono più ed Emanuele Orsini, capo di Confindustria, fa risuonare la sua voce direttamente da Bruxelles. Mentre i capi di Stato e di governo si incontrano per il Consiglio Europeo, il numero uno di viale dell’Astronomia chiede che la fine degli Ets. Perché, come sempre accade in questa Disunione Europea, ogni cosa finisce sbranata, e snaturata, dalla speculazione. Che trasforma pure uno strumento, apparentemente neutro e nobile come il sistema Ets, in un mercato irto di tasse e “fossi”. Che pagano le imprese e, di conseguenza, tutte le famiglie, consumatrici e lavoratrici: “Quella tassa nasce con un costo che era sostenibile, perché nel 2019 il costo di quella misura era di 6 euro tonnellata, oggi è di 86 euro tonnellata”. Ecco cosa è successo: “Abbiamo fatto entrare gli speculatori a far sì che quel mercato venisse distrutto”.

Macron gioca da mediatore

Ma di fronte all’urlo di dolore delle imprese, gli Stati membri non sanno far altro che litigare e l’Unione, anzi la Disunione, europea non sa che attendere, mediare e aspettare che sugli Ets Germania e Francia trovino una quadra. Macron ha teso una mano: “Credo che il cosiddetto meccanismo Ets, sia un buon meccanismo, perché ci permette di effettuare la transizione preservando la competitività, conciliando così i nostri obiettivi di competitività e clima. Pertanto, deve essere preservato”.


Torna alle notizie in home