L’ora che non cambia più: la Camera avvia l’indagine sull’ora legale permanente
Un passo concreto dopo anni di stallo
Mentre gli italiani si preparano ad anticipare le lancette di un’ora nella notte tra il 28 e il 29 marzo, la Camera dei deputati compie un gesto che potrebbe rendere quest’anno l’ultimo in cui si rinnova quel rituale semestrale. La X Commissione permanente – Attività Produttive, Commercio e Turismo – ha approvato l’avvio di un’indagine conoscitiva sull’ipotesi di adottare in Italia l’ora legale in forma stabile, eliminando l’alternanza tra orario estivo e invernale.
L’iniziativa, presentata lo scorso novembre, nasce dalla collaborazione congiunta della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), dell’associazione Consumerismo No Profit e del deputato della Lega Andrea Barabotti. Non si tratta di una proposta di legge con approvazione immediata: l’indagine conoscitiva è uno strumento parlamentare che permette di raccogliere dati, ascoltare esperti e costruire su di essi una base scientifica condivisa prima di qualsiasi possibile decisione. Il quadro risultante sarà messo poi a disposizione di Parlamento e Governo.
Energia, ambiente e salute
Lo svolgimento dell’indagine abbraccia tre ambiti specifici. Sul fronte energetico, i dati di Terna indicano che tra il 2004 e il 2025 l’ora legale ha permesso di risparmiare oltre 12 miliardi di kilowattora, pari a circa 2,3 miliardi di euro sottratti alle bollette. Mantenere stabilmente questo regime potrebbe ampliare il beneficio, sebbene l’impatto reale dei mesi invernali – quando la luce naturale è comunque scarsa – richieda analisi più attente.
Sul versante ambientale, la Sima calcola una riduzione annua delle emissioni di CO2 tra le 160 mila e le 200 mila tonnellate, equivalente all’assorbimento di milioni di alberi. Non meno rilevante è la dimensione sanitaria. Il presidente della Sima, Alessandro Miani, ha infatti ricordato come il doppio cambio stagionale produca ogni anno un “mini-disorientamento biologico collettivo”: ovvero una interferenza con il ciclo sonno-veglia e le performance cognitive. Eliminare questa perturbazione periodica favorirebbe la salute pubblica, specie per le categorie più sensibili alle variazioni del ritmo circadiano.
L’Europa aveva già detto sì, poi si è fermata
Il tema non è nuovo nemmeno a livello europeo. Nel 2018 la Commissione europea aprì una consultazione pubblica a cui parteciparono 4,6 milioni di cittadini: l’84 per cento si dichiarò contrario al cambio stagionale. L’anno successivo il Parlamento europeo approvò una proposta di direttiva per lasciare a ciascuno Stato la scelta tra ora legale o solare permanente. Il percorso si interruppe però bruscamente: la pandemia rimandò le priorità istituzionali e le divisioni tra i Paesi membri impedirono qualsiasi accordo. Il Nord Europa puntava sull’ora solare per garantire luce mattutina negli inverni bui; i Paesi mediterranei erano più aperti verso l’ora legale stabile. Il dossier è rimasto sospeso da allora.
Audizioni fino a giugno, poi la decisione
Nelle prossime settimane la Commissione ascolterà istituzioni nazionali ed europee, autorità indipendenti, associazioni di categoria – Confindustria, Confcommercio, Confartigianato – rappresentanti dei consumatori e ricercatori accademici. Tra le ipotesi valutate figura anche una fase sperimentale, con la proroga temporanea dell’ora legale per verificarne gli effetti reali e tangibili. L’indagine dovrà concludersi entro il 30 giugno 2026.
L’approvazione dell’indagine non sposta ancora nulla sugli orologi degli italiani. Ma segna un passaggio politico non indifferente: dopo anni ai margini del dibattito pubblico, il tema è entrato formalmente nell’agenda legislativa. Che a sostenerlo siano un partito di governo, un’associazione scientifica e una di tutela dei consumatori segnala un consenso trasversale che nei prossimi mesi sarà difficile ignorare.
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