Grano duro, con l’accordo per la Cun si profila una svolta. Dopo mesi di tensioni altissime tra agricoltori e industria, è arrivata la fumata bianca che potrebbe salvare il futuro della pasta Made in Italy. Al centro della svolta c’è l’ufficializzazione della Cun, la Commissione Unica Nazionale del Grano Duro. Un accordo atteso da anni e finalmente operativo in questo cruciale mese di marzo.
Grano duro, c’è l’accordo per la Cun
Mentre le quotazioni nelle borse merci di Foggia e Bologna restano inchiodate sotto i costi di produzione – oscillando pericolosamente intorno ai 290 euro a tonnellata -, l’intesa sulla Cun promette di spazzare via le speculazioni selvagge.
Non si tratta di un semplice tavolo tecnico, ma di un vero “arbitro del mercato” dove produttori e trasformatori devono finalmente giocare a carte scoperte. L’obiettivo? Definire un prezzo trasparente e unico che rifletta il reale valore del cereale, evitando che i nostri agricoltori lavorino in perdita.
Una strada sbloccata
Ma c’è di più. Questo accordo istituzionale sblocca la strada ai nuovi contratti di filiera. Grazie a un fondo di sovranità alimentare potenziato, chi sceglie la via dell’accordo con i pastifici potrà contare su premi qualità e un paracadute contro i crolli del mercato globale.
Con le semine 2026 a rischio contrazione, questa mossa rappresenta l’ultima chiamata per evitare la desertificazione dei granai del Sud.
Una sfida aperta
La sfida è aperta: riuscirà la Cun a garantire un prezzo etico e a fermare l’invasione di grano estero a basso costo? Il futuro del piatto simbolo dell’Italia dipende da questa firma.
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