I Paesi arabi a maggioranza musulmana hanno condannato la legge israeliana che prevede la pena di morte per i terroristi palestinesi, sostenendo che “mina la stabilità regionale”. In una dichiarazione congiunta, i ministri degli Esteri di Emirati Arabi Uniti, Giordania, Turchia, Egitto, Indonesia, Pakistan, Arabia Saudita e Qatar hanno criticato quella che appare una “logica” etnica.
Discriminazione e apartheid
Il provvedimento, approvato lunedì, impone ai tribunali militari israeliani in Cisgiordania e ai tribunali civili in Israele di applicare la pena capitale ai cittadini palestinesi condannati per atti di terrorismo mortali. “I ministri hanno messo in guardia contro le pratiche israeliane sempre più discriminatorie che consolidano un sistema di apartheid e nega i diritti inalienabili e l’esistenza stessa del popolo palestinese nei territori palestinesi occupati”, si legge nella nota.
I capi delle diplomazie firmatari hanno sottolineato che le misure previste “rischiano di esacerbare ulteriormente le tensioni e minare la stabilità regionale” ed hanno espresso preoccupazione per le “condizioni dei prigionieri palestinesi detenuti in Israele, avvertendo dei crescenti rischi a fronte di segnalazioni credibili di abusi in corso, tra cui torture, trattamenti inumani e degradanti, fame e negazione dei diritti fondamentali”.
Le critiche di Volker Turk alla legge israeliana
L’Alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Turk, l’ha definita “profondamente discriminatoria”, avvisando che una sua applicazione nei territori palestinesi occupati “costituirebbe un crimine di guerra”. Di fatto vengono smantellate le garanzie fondamentali per prevenire la privazione arbitraria della vita e il diritto a un giusto processo.
I malumori in Israele
L’agenzia palestinese Wafa ha riferito di una forte contrarietà di ufficiali di alto grado a riposo, esperti e organizzazioni della società civile. Per gli oppositori dell’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu, è una “bomba a orologeria”, più che un deterrente. I maggiori timori riguardano le ricadute sull’“immagine” dello Stato ebraico a livello globale.
Adalah, team legale, alla turca Anadolu ha confermato di aver presentato prontamente una petizione. Per il suo direttore, Hassan Jabareen, si tratta di un provvedimento incostituzionale e di una istituzionalizzazione dell’“apartheid” nel “diritto alla vita”. L’Association for Civil Rights in Israel sul suo sito web ha spiegato di essersi rivolta alla Corte Suprema, parlando di “emendamento legislativo crudele che crea un sistema giuridico discriminatorio” basato “sull’etnia, aggravando la segregazione razziale”. E anche Physicians for Human Rights-Israel, attraverso la piattaforma di Elon Musk ha manifestato tutta la sua opposizione rispetto alla forzatura voluta dai partiti estremisti che garantiscono con i loro numeri risicati la sopravvivenza dell’esecutivo che ha dato la copertura politica ai massacri dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza.
I timori dei militari
Perplessità si segnalano anche nello Shin Bet e nell’esercito israeliano. L’agenzia palestinese ha fatto riferimento a una testimonianza davanti alla Commissione Esteri e Difesa della Knesset di un ex capo dello Shin Bet, Nadav Argaman, in carica tra il 2016 e il 2021, la cui convinzione sarebbe stata che la pena di morte non avrebbe dissuaso attentatori suicidi, con rischi di escalation.
Sempre la Wafa, senza riferimenti temporali, ha citato il generale a riposo Amos Yadlin che avrebbe evidenziato il rischio di rapimento di soldati e civili israeliani da usare in scambi con l’obiettivo di evitare le esecuzioni.
La posizione dell’Italia
“Per l’Italia la vita è un valore assoluto, arrogarsi il diritto di toglierla per infliggere una punizione è una misura disumana che lede la dignità della persona”, ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ricordando in un post che l’esecutivo Meloni, “insieme a quello di Germania, Francia e Regno Unito, attraverso una nota congiunta ha richiesto al governo israeliano di ritirare il disegno di legge che introduce la pena di morte per i prigionieri palestinesi condannati per terrorismo”. “Gli impegni assunti, soprattutto con le risoluzioni votate alle Nazioni Unite, per una moratoria sulla pena di morte non possono essere disattesi”, ha aggiunto il titolare della Farnesina.