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Politica

Matteo Renzi: ode al camaleonte

di Vincenzo Viti -


Su Matteo Renzi si possono scrivere non solo saggi ma epigrammi, lettere scarlatte, liriche e melodie perfino anatemi sarcastici. Mancava finora l’Ode, quella al camaleonte, animale vitale intelligente e sfuggente, da dedicare all’incantatore di serpenti mentre dai banchi del Senato rivolge i terribili ditirambi alla Meloni, al suo governo e ai suoi dintorni.

Ogni giorno di più ci si chiede nel pallido universo della politica italiana a quale strategia rispondano oggi la sua strenua inventiva, la tossica allegoria toscana, la invettiva sarcastica fumigante di superiorità genetica quasi razziale. Insomma, a quali obiettivi tenda in questo frangente un così spietato e corrosivo torneo oratorio. Divenuto ormai un “format”, una recitazione divistica e avanspettacolare, il foro di un processo autoptico che sa come disporre della vittima. Pur se (va aggiunto) si tratta di vittima che non si arrende, sa ricorrere alle astuzie del mestiere, conosce bene le regole della “pugna”, conosce bene il  dialetto e sa usare i fendenti e le durezze del conflitto verbale.

Si è trattato finora di  baruffe con perdite, pur se la domanda tutt’ora incombe: Renzi per chi gioca oltre che per se stesso? Lo fa per  vanità? E se no, a chi porta vantaggio quel polemismo aggressivo che nella sua storia è stato autodistruttivo: la “norma”, il punto di caduta della sua tormentata vicenda politica?

 È la domanda che gli si rivolge nel suo sporgersi ora ai bordi del campo largo , talvolta oltre,  comunque sul limite del campo di gioco. Probabilmente con la idea o la ambizione di poterlo arbitrare pur se  dispone solo della sua scintillante affabulazione guerrigliera. Che fa sorridere, magari farà pure danni al campo ostile, ma non riempie le sporte, anzi sembra  lavorare “per conto”. Per conto di chi? È questa la domanda tuttora sospesa . 


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