Facciamo da soli, Giorgetti e la flessibilità Ue (che non c’è)
Tanto rigore per nulla. La doccia fredda Eurostat. Il ministro fissa le priorità: "Accise, no ipotesi fantasiose"
“Facciamo da soli”. S’è arrabbiato, Giancarlo Giorgetti. E ne ha ben donde, il ministro dell’Economia. La doccia fredda dell’Eurostat, che inchioda il rapporto deficit-Pil per il 2025 al 3,1%, arriva nel momento peggiore. L’Italia dovrà rassegnarsi a restare per almeno un altro anno sotto la sferza del Patto di Stabilità (senza crescita). Ma adesso, che c’è una guerra in corso e i prezzi dell’energia possono dare la botta finale a un’economia già provata da cinque anni di tensioni, non c’è più tempo da perdere. “Facciamo da soli”, ha detto il titolare del Mef nella conferenza stampa che, dopo il Cdm di ieri, ha aggiornato i numeri dell’economia. Il Pil sale dello 0,6% (ennesimo ribasso previsionale), il rapporto debito-Pil viene rivisto al 137,1% nel 2025, e poi fissato al 138,6 nel 2026, al 138,5 nel 2027 e a 137,9 nel 2028. C’è di che stare male. Solo a pensare a quello che potrebbe accadere. E che da Bruxelles (e Francoforte) potrebbe pioverci (ancora) in testa.
“Facciamo da soli”
Il ministro si concede una citazione pallonara: “Come diceva Boskov rigore è quando l’arbitro fischia. L’arbitro ha deciso rigore, puoi essere d’accordo o no ma queste sono le regole del gioco”. Dopo aver silurato il coro dell’opposizione, che per Giorgetti ha “festeggiato” una decisione antinazionale cosa che “altrove non succede”, ha avvisato che le nuove stime “sono meritevoli di adeguamenti”. Insomma, può solo peggiorare. Il ministro, però, deve pur guardare al bicchiere mezzo pieno. E dunque riferisce che l’Italia rientrerà nei parametri già quest’anno (quando il rapporto deficit pil sarà al 2,9%) e che nel 2025 “abbiamo sovraperformato” dal momento che le previsioni lo davano al 3,3%. Epperò l’obiettivo era pur quello di ottenere, fin da subito, l’uscita dal Patto di Stabilità. E per perseguirlo s’è licenziata una manovra ispida e ruvida che tanti, forse troppi, grattacapi (e polemiche interne…) ha causato alla stessa maggioranza. Giorgetti ha sopportato tutto. Ma quando è troppo, pure per lui, è troppo. E ieri, di fronte ai dati e alle conseguenze dei numeri, ha sbottato pure lui. “Il mondo è cambiato, non è accettabile una rigidità sull’approccio, non sta in piedi”. E se lo dice lui che non chiede “deroghe al Patto”, a differenza della quasi totalità del resto del governo, c’è da credergli. Ci vuole flessibilità. “Ho chiesto che bisogna essere pronti e flessibili a rispondere alle situazioni. non rilassati, ma flessibili”.
Flessibilità: se Bruxelles l’avesse non staremmo così
Flessibilità, appunto. Cosa che a Bruxelles manca, eccome. Fatto, questo, di sicuro non nuovo alle cronache comunitarie e che rappresenta, anzi, la causa del 90% dei guai (grossissimi) che vive l’economia continentale oggi. Con quello che c’è, e coi limiti del Patto e della Commissione, Giorgetti dovrà fare praticamente di tutto. Ed è per questo che avvisa tutti, a cominciare dai compagni di cordata al governo. Non accetterà, un po’ come già accaduto a dicembre per la manovra, nessuna “ipotesi fantasiosa”. La priorità è la riduzione delle accise: “la priorità assoluta per quanto riguarda l’economia è quella di tamponare la situazione dell’incremento degli oneri di combustibili, in particolare penso ai trasportatori, perché questo è uno dei driver principali di tensioni inflazionistiche su prezzi al consumo”. Ecco. A questo punto, con una priorità così stringente e l’invito alla flessibilità, la parola d’ordine diventa “scostamento”. “Se voglio evitare che aumentino i prezzi al supermercato, devo evitare che qualcuno ribalti i maggiori costi del trasporto sull’ultima fase del ciclo del dettaglio”, argomenta Giorgetti.
Extraprofitti e scostamenti
Che, poi, ritorna su un vecchio (ma nemmeno troppo) cavallo di battaglia, la tassa sugli extraprofitti delle società energetiche. “C’è anche una proposta che io, il collega tedesco e il collega spagnolo abbiamo sottoscritto per una tassazione chiamiamola ’eccezionale’ per le grandi compagnie petrolifere ed energetiche che vada esattamente a finanziare questi interventi, ma non mi sembra che la nostra proposta sia stata ben accolta”. Come al solito. Giorgetti però avvisa l’Ue utilizzando una metafora cara al compianto Papa Francesco: “Diciamo così: chi fa il medico nell’ospedale da campo ha problemi diversi rispetto a quelli che stanno allo Stato maggiore, abbiamo feriti che arrivano da tutte le parti che dobbiamo curare. E non possiamo dargli l’aspirina”. E proprio perché c’è bisogno di iniezioni (serie), il ministro all’Economia promette che se scostamento sarà, andrà fino in fondo a costo di restare unico. “Ci muoveremo da soli? Non lo escluderei”. Facciamo da soli, appunto.
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