L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

Il “grande balzo” di Scotto: l’occupante che scambia la Camera per una panchina

Arturo Scotto espulso dalla Camera dopo aver occupato i banchi del Governo. Quando la sinistra resta senza voti, prova a vincere la battaglia della sedia

di Anna Tortora -

I deputati delle opposizioni occupano i banchi del Governo durante la Conversione in Legge del Decreto Sicurezza alla Camera dei Deputati Roma, 21 aprile 2026 ANSA/FABIO CIMAGLIA


Lo schiaffo al decoro (e il trionfo del ridicolo)

Non avendo i numeri per vincere nelle urne, e figuriamoci la verve per reggere un dibattito sul Dl Sicurezza senza scivolare nel solito vittimismo, Arturo Scotto ha deciso di darsi al design d’interni: l’altro giorno a Montecitorio, ha pensato che la sua presenza fisica sopra gli scranni riservati al Governo fosse il contributo intellettuale che mancava alla nazione. In un impeto di protagonismo che definire infantile è poco, l’onorevole del Pd ha scavalcato la decenza e si è piazzato lì, proprio dove siede l’Esecutivo, quasi sperando che per osmosi un po’ di potere passasse dalla poltrona al suo ego.

Mentre Elly Schlein e Giuseppe Conte facevano corona intorno ai banchi governativi, con l’aria di chi vorrebbe fare la rivoluzione ma teme di sgualcire l’armocromia o di perdere il punto stampa, Scotto ha recitato la parte del martire della seggiola. Fabio Rampelli, dalla Presidenza, lo ha richiamato con la rassegnazione di un preside che becca l’eterno discolo a fumare in bagno. Poi, il colpo di scena: l’espulsione. Ma chi si aspettava Scotto portato fuori a braccia come un novello Pertini è rimasto deluso: incassato il cartellino rosso, il nostro eroe del lunedì si è alzato e, con un passo d’ordinanza, ha guadagnato il corridoio sulle sue gambe.

Natiche al potere: il nuovo programma del PD

La parabola di Scotto è la fotografia perfetta di una sinistra che, non sapendo più cosa dire, ha deciso di sedersi. Letteralmente. Caro Arturo, qualcuno le spieghi che la democrazia non è un gioco delle poltrone al contrario e che occupare abusivamente un banco non la rende un leader, ma solo un ingombro per chi vorrebbe lavorare. Se l’obiettivo era contestare i rimborsi per gli avvocati nei rimpatri, l’unica cosa che è riuscito a rimpatriare ieri è la sua dignità nei corridoi di Montecitorio. La prossima volta, invece di scaldare le sedie altrui, provi a scaldare i cuori degli elettori: è più faticoso di un’arrampicata sugli scranni, ma evita di farle fare la figura del saltimbanco in cerca d’autore.

Leggi anche: Il faticoso percorso del decreto Sicurezza verso il via libera, per poi essere modificato subito dopo


Torna alle notizie in home