E’ bufera per il caso della grazia a Nicole Minetti
Sembra non esserci pace per il ministero della Giustizia, tornato nell’occhio del ciclone. Questa volta il motivo è il caso della grazia concessa a Nicole Minetti dal Presidente della Repubblica. Una storia sulla quale, comunque vada, ci sarà molto da discutere. Nel frattempo nel mirino è finito, ancora una volta, il ministro Nordio. Le opposizioni, partendo dal presupposto che la grazia sia stata concessa ingiustamente, si sono scatenate e alternano la richiesta di dimissioni a quella che il Guardasigilli riferisca in Parlamento. Peccato che in questa storia, dal punto di vista tecnico completamente priva di profili politici, le responsabilità attribuite al ministro sono pressoché incomprensibili. A prescindere dalla veridicità del contenuto dell’istanza avanzata da Nicole Minetti, gli approfondimenti sulla richiesta della grazia non competono infatti al ministero.
Il ruolo della Procura generale di Milano
L’istruttoria, così come previsto dalla legge, è stata effettuata dall’organo competente. Ovvero, nel caso di specie, dalla Procura generale di Milano che poi ha trasmesso gli atti a via Arenula. È chiaro che se il ministero della Giustizia ha formulato un parere favorevole è perché dalle carte giunte da Milano non si evincevano cause ostative alla concessione del beneficio. E in tal senso il ministero si è espresso con il Quirinale. Nulla più e nulla meno di quanto avviene abitualmente. E anche qualora la documentazione fornita dall’interessata ai magistrati milanesi fosse falsa o incompleta, cosa che la diretta interessata nega denunciando la diffusione di “ricostruzioni false, gravemente lesive della mia reputazione”, la responsabilità non può di certo ricadere sul ministro Nordio.
Adesso nuovi approfondimenti
Non a caso a occuparsi nuovamente della questione dopo la bufera scoppiata è ancora la Procura generale di Milano. Che ha annunciato l’intenzione di procedere con tutti gli approfondimenti del caso. Anche attraverso l’Interpol visto che l’intera vicenda ruota attorno all’adozione da parte della Minetti di un bambino nato in Uruguay che, a quanto dichiarato, sarebbe stato abbandonato alla nascita. In pratica, dopo che sono emersi elementi dubbi a mezzo stampa, saranno gli stessi magistrati ad approfondire il caso. Ovvero, l’attività che hanno già svolto perché di loro esclusiva competenza. Un dato che dovrebbe essere pacifico per chiunque ma che, invece, nel teatro della politica italiana assume contorni astrusi e contraddittori anche laddove tutto appare chiaro e lineare.
Il caso della grazia a Minetti e l’ipotesi della revoca
Il dato, infatti, è che quello sulle richieste di grazia “non è un lavoro che fa il ministero, le indagini le fa la magistratura”, interviene a rimarcare la stessa Giorgia Meloni. E mentre monta la polemica contro Nordio, che ieri è stato un’ora a colloquio con il sottosegretario Alfredo Mantovano a Palazzo Chigi, la premier fa quadrato attorno al Guardasigilli. “Mi fido del ministro Nordio”, tanto che “ad oggi escludo ipotesi di dimissioni”, chiarisce nel tentativo di allontanare gli spettri agitati dall’opposizione. Sullo sfondo il silenzio del Quirinale. Che, nel caso in cui la Procura generale di Milano riscontrasse elementi contrari per la concessione della grazia a Nicole Minetti, si troverebbe dinanzi a un caso mai verificatosi prima. La revoca del beneficio.
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