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Ambiente

A caccia di vulcani sommersi: “missione Sirena” per l’Ispra a Napoli

Sviluppato nell'ambito del progetto Pnrr Mer (Marine Ecosystems Restoration), questo drone degli abissi è capace di spingersi fino a 3mila metri di profondità

di Dave Hill Cirio -


La “Sirena” hi-tech che ascolta il cuore dei vulcani sommersi: “missione segreta” Ispra nel Golfo di Napoli. C’è una nuova protagonista negli abissi del Mediterraneo: non ha squame, ma sensori laser e sonar, e sta mappando i segreti più profondi delle nostre coste per proteggerci dai rischi naturali.

Ispra, “missione Sirena” a Napoli

Dimenticate i racconti mitologici: la vera “Sirena” del 2026 parla il linguaggio dei dati binari ed esplora mondi dove la luce del sole non arriva mai. Si chiama Hugin ed è l’Autonomous Underwater Vehicle, un veicolo subacqueo senza pilota all’avanguardia che l’Ispra ha appena collaudato tra le acque di Ischia e il Golfo di Napoli.

Sviluppato nell’ambito del progetto Pnrr Mer (Marine Ecosystems Restoration), questo drone degli abissi è capace di spingersi fino a 3mila metri di profondità, svelando ciò che finora era rimasto invisibile all’occhio umano.

Una sentinella contro i rischi vulcanici

Il Golfo di Napoli è uno dei laboratori naturali più complessi e affascinanti del pianeta. Qui, la “Sirena” tecnologica di Ispra non si limita a nuotare, ma agisce come una vera sentinella geologica. Il suo compito? Monitorare i vulcani sommersi e interpretare i segnali che provengono dalle profondità della terra.

Attraverso sistemi acustici e ottici di precisione, Hugin crea mappature morfologiche e geologiche ad altissima risoluzione. Come spiegato dal direttore del Centro Nazionale Coste Ispra, Giordano Giorgi, questo veicolo “ascolta i fondali” per trasformare dati grezzi in conoscenza scientifica salvavita, fondamentale per la prevenzione dei rischi naturali e la sicurezza delle comunità costiere.

“Fiutare” i gas abissali: tra anidride carbonica e metano

Durante le recenti operazioni lungo la costa sud-occidentale di Ischia, Hugin non si è limitato a scattare foto del fondale. Il veicolo ha “fiutato” l’ambiente marino analizzando parametri chimico-fisici cruciali.

La temperatura e la salinità, per comprendere lo stato di salute dell’ecosistema.

Le emissioni di gas. La caccia è aperta a concentrazioni anomale di anidride carbonica e metano, spie fondamentali per individuare fenomeni di instabilità sottomarina o attività vulcanica latente.

Tecnologia Pnrr per la tutela del Mediterraneo

Grazie al supporto della nave Astrea, il collaudo di questa tecnologia segna un punto di svolta per la ricerca marina italiana. I dati raccolti non restano nel silenzio degli abissi, ma vengono salvati sulle infrastrutture cloud di Ispra per sviluppare modelli previsionali sempre più accurati.

L’obiettivo finale del progetto Mer è ambizioso: non solo conoscere, ma restaurare e proteggere. Dotarsi di strumenti simili permette all’Italia di confermarsi leader nella tutela dell’ambiente marino, utilizzando l’intelligenza artificiale e la robotica subacquea per anticipare i cambiamenti di un ecosistema tanto meraviglioso quanto vulnerabile.


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