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Economia

L’Ue dei calabroni: governare la crisi senza spendere un cent

Mezza Europa non vuole il Patto, Dombrovskis glielo impone. Questa visione non regge più

di Giovanni Vasso -


L’Ue dei calabroni. Quando ancora i calcoli dell’aerodinamica erano rudimentali, si riteneva che le ali del calabrone fossero inadatte al volo. Da cui la chiosa, ironica, che è diventata proverbiale: “Vola perché non lo sa”. Ecco, come ha affermato, frustrato, il vicepremier Matteo Salvini, la classe dirigente a Bruxelles è inadatta a gestire un momento così complicato per il futuro dell’Europa. Continua a farlo perché, evidentemente, non lo sa. O fa finta di non saperlo. Un po’ come il prode Valdis Dombrovskis, il lettone d’acciaio, che di fronte a mezza Europa che chiede flessibilità raccomanda di utilizzare quella che già c’è nel Patto di Stabilità.

L’Ue dei calabroni e il Patto (che non piace più a nessuno)

“Il consiglio della Commissione è che le misure di supporto per l’economia ora siano temporanee, mirate e non portino ad aumenti della domanda aggregata di energia, data la situazione che fronteggiamo sulle forniture”, ha affermato il Commissario all’Economia. Senza riflettere che il problema non sarà mica quello di dotare di candele green le case europee, bensì quello di consentire alle imprese di continuare a lavorare. “Abbiamo discusso a livello bilaterale ieri con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti e abbiamo avuto questa discussione all’Eurogruppo e va detto che i ministri hanno espresso visioni divergenti sulla necessità di flessibilità di bilancio addizionale”. Un eufemismo per dire che a nessuno degli Stati membri, tranne forse alla Germania e alla sua compagnia frugale, basta quello che (non) è stato fatto finora dalla Commissione. “Quindi il nostro consiglio di usare la flessibilità esistente e di usare gli stabilizzatori automatici”. Ma sì, perché invece di mangiare pane non trangugiamo brioches?

L’Europa non scuce un cent

Questa di utilizzare i “fondi che ci sono già” è diventato il leit motiv di una classe dirigente che non ha capito granché di questa crisi. Un po’ come il caso, scoperchiato da Politico, del programma per combattere la povertà. Occorre fare di più, dicono gli eurocrati. Ma senza sganciare un solo centesimo. Non siamo più al paradosso, siamo alla patafisica. Eppure, qualche segnale, Bruxelles avrebbe dovuto iniziare a coglierlo con la caduta del governo liberale (e filo Ue) rumeno, travolto senz’appello, dalla furia popolare e da un Parlamento che a Bolojan ha lasciato appena quattro voti di fiducia.

L’impegno di Giorgetti, l’applauso di Orsini

Giorgetti, intanto, ha detto al Salone del Risparmio che il governo vuole tutelare la liquidità delle imprese e difendere i redditi delle famiglie. E che vuole farlo senza mettere in discussione gli avanzi primari dal momento che l’Italia, coi conti in ordine, è tornata ad avere fiducia e rispetto dai mercati. Bruxelles, da quell’orecchio, non ci sente. A differenza di Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, che ha applaudito il capo del Mef anche in precedenza, parlando della questione delle spese per il riarmo. “Credo che quanto detto dal ministro Giorgetti di sforare il patto di stabilità, non solo sulla difesa, ma sull’energia sia giustissimo per dare la capacità all’Italia di allinearsi perché è un problema enorme per il nostro Paese”. Ed è proprio così. Eurostat lo certifica per l’ennesima volta. Il costo del gas, per gli italiani, è tra i più pesanti di tutto il Vecchio Continente.

Tutti i numeri del gas (da Arera a Fmi)

Per la precisione, siamo terzi: dietro la Svezia (20,92 euro per 100 kwh) e i Paesi Bassi (17,19). Poi arriviamo noi con 14,81 euro. Numeri, questi, che si riferiscono al secondo semestre del 2025 e che potrebbero ulteriormente aumentare dato che, come riferisce Arera, solo ad aprile la bolletta del gas è salita del 7,6%. E che potrebbero ulteriormente aggravarsi dato che non meglio precisate fonti Ue riferiscono che i beni energetici, dal petrolio al gas, potrebbero rincarare fin del 50%. Per portarsi avanti, il Fmi ha già emesso l’ennesima sentenza. Se tutto andrà bene (e cioè se la guerra finisse in tempi ragionevolmente brevi) per le famiglie italiane il salasso 2026 sarà di “soli” 450. Ma se le cose andassero storte e la guerra continuasse, occorrerà far fronte a spese aggiuntive. In termini di energia, inflazione e mutui per poco meno di 2.300 euro.

Recessione unica via?

Oltre, naturalmente, al rischio recessione. Che, come ha riferito proprio Orsini, se la crisi di Hormuz non rientrasse presto diventerebbe una realtà ineludibile. Ma, ce lo ha detto Dombrovskis, dobbiamo arrangiarci con quello che c’è. Con gli spazi di manovra che (non) ci sono. Il calabrone vola, pur essendo inadatto a farlo, perché non lo sa. Gli eurocrati guidano l’Ue, come tanti calabroni, pur essendo inadatti a farlo, perché non lo sanno.


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