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Susanna Orlando: i primi 50 anni nel segno dell’arte a ritmo di Fluxus

di nicola santini -


A Pietrasanta, dove Susanna Orlando ha scelto di radicare la sua galleria, la mostra Yes We Fluxus! Party Chiari e Amicizie Fluxus apre le celebrazioni per i cinquant’anni di attività dal 1976. Musa è Firenze, che resta il punto d’origine, perché è la città natale della gallerista ed è anche la città di Giuseppe Chiari, nato il 26 settembre 1926 e morto il 9 maggio 2007, al quale la mostra guarda mentre si avvicina il centenario.

Chiari fu artista visivo, musicista, pianista e compositore, ma la formula biografica dice poco se viene lasciata al suo ordine da manuale. La sua opera scardina l’idea educata di composizione, perché dagli anni Sessanta, dopo il contatto con Fluxus, la musica diventa azione nello spazio. Il pianoforte può essere suonato, chiuso, spostato, oppure evocato. La partitura perde il suo carattere sacrale e diventa un foglio vivo, attraversato da istruzioni minime, segni grafici e frasi capaci di provocare più di molte teorie.

Nella musica visiva di Chiari, i pentagrammi alterati e le dichiarazioni “La musica è facile” e “L’arte è facile” colpiscono il culto accademico della difficoltà. La semplicità, nelle sue mani, ha precisione chirurgica, perché sposta il valore dall’esecuzione all’atto. Vicino a John Cage per attenzione al caso e al silenzio, Chiari conserva una cifra fiorentina legata alla scrittura e alla superficie del foglio.

Susanna Orlando lo racconta con parole che danno alla mostra la sua temperatura: “Il termine Fluxus mi ha sempre intrigata, così come il concetto di libertà espressiva insito in quel folto gruppo di personaggi e artisti straordinari. Non ho mai conosciuto personalmente il maestro Giuseppe Chiari, ma i suoi Gesti sul piano, i suoi segni e graffi sugli spartiti – tanto infantili quanto rivoluzionari – mi hanno sempre affascinata. Lo immagino negli anni ‘60 a Milano al teatro Lirico al concerto di John Cage mentre strappa lentamente l’oggetto del suo mestiere, uno spartito appunto. Così come lo vedo seduto nei laboratori fiorentini dove amava trascorrere il tempo lavorando. Chiari divulgava arte. Chiari era un operaio dell’arte.

Un fiorentino come me. E così, con questa prima mostra, do il là alle celebrazioni dei miei cinquant’anni di attività. Partiamo da Firenze.” Il progetto prende avvio da sedici opere inedite di Chiari, provenienti da un atelier fiorentino frequentato dall’artista. Attorno a quel nucleo la galleria costruisce un confronto con lavori legati all’area Fluxus e con presenze italiane che ne raccolgono la temperatura mentale.
La mostra preferisce il dialogo alla celebrazione immobile, perché l’opera di Chiari chiede movimento anche quando resta sulla carta.

C’è una bici in mezzo alla galleria, che se ti siedi e pedali diffonde musica gracchiante da vecchio vinile.
E ti innamori.
L’idea nasce da Suonare la stanza, dove lo spazio diventa strumento attraverso il corpo del performer e ciò che l’ambiente offre.
Nella città dove l’arte passa dalla materia alla forma, Fluxus torna come una scheggia necessaria nel salotto della bellezza.

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