Figc, il Coni ferma il commissariamento: la politica spinge, il sistema sportivo resiste
Nel calcio italiano, in questo momento, la partita decisiva non si gioca sul campo ma sul crinale sempre più sottile tra autonomia sportiva e pressione politica. Al centro c’è la Figc, attraversata da tensioni interne, dal caso arbitrale che ha coinvolto il designatore Gianluca Rocchi e dall’inchiesta ribattezzata “Arbitropoli”, fino alle ipotesi – sempre più controverse – di un commissariamento. Una dinamica che non nasce oggi, ma che si inserisce in un contesto già segnato da fragilità strutturali e difficoltà nel trovare una sintesi tra le diverse componenti del sistema calcio.
Buonfiglio: «Non si può commissariare la Figc»
A mettere un punto fermo è il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio: “Non si può commissariare la Figc. Non ci sono i presupposti. Ho il compito di monitorare, questo non vuol dire essere sceriffo né che mi lasci influenzare da destra e sinistra, o da chi vuole parlare al mio posto”. Una linea netta che raffredda le ambizioni di intervento politico, emerse nelle ultime settimane attorno al dossier calcio, e che riafferma con forza il principio dell’autonomia sportiva. Il ministro per lo Sport, Andrea Abodi, continua a sostenere la necessità di un rinnovamento profondo, che non si limiti ai nomi ma punti a una piena sintonia tra Governo e Federazione sui programmi di riforma.
Arbitropoli, il detonatore. Il limite Uefa, il confine invalicabile
In questo contesto, l’affaire Rocchi appare più un detonatore che una causa della crisi del sistema: le polemiche sulle designazioni arbitrali hanno trasformato una vicenda tecnica in un caso politico-istituzionale, amplificando tensioni già presenti e rendendo più evidente una frattura latente. L’idea – poi frenata – di un commissario straordinario si è fatta strada proprio in questo clima, ma si scontra con un limite preciso. La Uefa, infatti, non ammette interferenze governative nelle federazioni nazionali. Un eventuale commissariamento deciso dalla politica italiana aprirebbe uno scenario ad altissimo rischio, con possibili conseguenze sulle competizioni europee e sull’intero sistema calcio, sia sul piano sportivo sia su quello economico. Un limite chiaro e invalicabile: la crisi va gestita all’interno delle regole dell’autonomia sportiva, senza forzature esterne.
Malagò figura di sintesi verso il 22 giugno
A poche settimane dall’assemblea del 22 giugno, il sistema calcio prova quindi a ricompattarsi. Lo fa attorno a una figura di sintesi: Giovanni Malagò. Manager sportivo di lungo corso e di comprovata esperienza, dopo oltre un decennio alla guida del Coni e con un profilo internazionale consolidato, emerge come favorito per la successione a Gabriele Gravina. Ha incassato il sostegno di gran parte della Serie A, interessata a ridiscutere pesi e autonomia, e quello di calciatori e allenatori, che puntano a rilanciare il progetto tecnico e le Nazionali in una prospettiva più ampia. Il calcio italiano è entrato così in una fase di transizione delicata, in cui ogni scelta – dal caso Rocchi alla nuova governance – diventa parte di una stessa partita, complessa e multilivello. Una partita in cui la politica spinge, il sistema sportivo resiste e gli equilibri restano in continua evoluzione.
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