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Esteri

Venezuela: 2 morti in raid Usa contro presunta nave narcotrafficanti

Il ministro dell'Interno e della Giustizia del Venezuela Cabello ha affermato che nel Paese non ci sono prigionieri politici

di Enzo Ricci -


Un attacco statunitense ha provocato la morte di due uomini a bordo di una nave che, secondo l’esercito americano, era “impegnata in operazioni di narcotraffico” nel Pacifico orientale. L’imbarcazione colpita “percorreva rotte note per il traffico di droga nei Caraibi ed era coinvolta in operazioni di traffico di stupefacenti”, ha scritto su X il comando militare americano per l’America Latina e i Caraibi (Southcom).

I numeri dei raid Usa

Quest’ultima operazione porta il bilancio della campagna antidroga a 192 morti. All’inizio della settimana, il Southcom aveva annunciato, in due post simili sul social di Elon Musk, la morte di cinque uomini descritti come narcotrafficanti nel corso di raid nella parte orientale del Pacifico. Washington continua a usare gli scontri in mare per mettere pressione a Caracas.

Cabello sui prigionieri politici

Il ministro dell’Interno e della Giustizia, Diosdado Cabello, ha affermato che in Venezuelanon ci sono prigionieri politici” replicando alle richieste di opposizioni e organizzazioni dei diritti umani di liberare tutti i prigionieri politici ancora detenuti nonostante la legge dell’amnistia varata dal nuovo governo guidato dall’ ex vice di Nicolas Maduro, Delcy Rodriguez.

Intervenendo in una trasmissione televisiva Cabello, che è anche il segretario generale del Partido Socialista Unido, ha accusato la minoranza di lamentarsi per “narcotrafficanti, e hanno ragione perché qui abbiamo spiegato loro che parte dei fondi utilizzati per finanziare i complotti contro il Venezuela proviene dal narcotraffico. Ecco perché si lamentano, insieme ad alcuni sindaci corrotti che hanno prestato il loro territorio a narcotrafficanti e assassini”.

La Commissione interamericana per i diritti umani

Secondo la Commissione interamericana per i diritti umani ad aprile di quest’anno 454 persone risultano “detenute per motivi politici”, tra cui 44 donne, un minorenne, 286 civili e 186 militari. Per quanto riguardo la legge sull’Amnistia, la commissione ha messo in dubbio le cifre fornite dal governo sulle persone effettivamente scarcerate, sostenendo che “la società civile registra solo 186 persone in piena libertà, mentre 554 rimangono sotto misure precauzionali”.


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