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Economia

Pichetto pensa al gas, Big Oil sogna di piazzarci il jet fuel

Gli stoccaggi italiani al top in Europa, il nodo del gnl e gli affari d'oro degli americani

di Giovanni Vasso -

GILBERTO PICHETTO FRATIN MINISTRO


L’inverno sta arrivando: Sul trono di gas, pardon di spade, siede il ministro all’Ambiente e Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Che, a differenza di quanto ci si potrebbe aspettare, e soprattutto adesso in un momento in cui la primavera volge all’estate pur regalando ancora qualche pioggia e folata di maltempo, è tranquillo. “Per un po’ ci sarà uno squilibrio sul mercato che porterà a conseguenze sui prezzi”, ha affermato ieri mattina a Futuro Direzione Nord, iniziativa che si è tenuta a Milano.

Pichetto, gas e cherosene

“La prima preoccupazione è sull’inverno: a febbraio abbiamo iniziato gli stoccaggi e abbiamo contratti fino al 90% del fabbisogno. Sono tranquillo sulle quantità che abbiamo per superare l’inverno”. I dati del Gie, il Gas Infrastructure Europe, sembrano dargli ragione. L’Italia ha ottenuto, finora, il bollino verde con un livello di riempimento delle scorte che sfiora il 53% (52,65% per la precisione). L’Europa, vista più in generale, non sta meglio di noi. Anzi, è in codice arancione con stoccaggi pieni solo al 35% per un valore di potenza stimato in 396,9 Twh. La Germania, una volta tanto, ci guarda dal basso con le scorte al 27,6%. Meglio di noi, irraggiungibili, solo Spagna e Portogallo con il 65,9% e, nel caso di Lisbona, il 91,3% di scorte piene. Il prezzo del gas, intanto, ha raggiunto i 44 euro al megawattora. E dobbiamo rassegnarci.

Lo scenario oggi, il prezzo domani

Già, perché se pure la guerra tra Usa e Iran finisse oggi, i prezzi rimarrebbero alti. “A Doha il più grande impianto al mondo di gas in liquefazione è stato bombardato in maniera chirurgica dall’Iran e per renderlo nuovamente efficiente ci vorrà come minimo un anno: è un impianto enorme, più grande della stessa Doha”, ha svelato Pichetto alla platea di Futuro Direzione Nord. A cui ha ribadito la strategia nazionale. “Ad aprile abbiamo potuto cominciare a pompare nei giacimenti, dopo che a febbraio avevo fatto un atto di indirizzo per iniziare lo stoccaggio, e ora abbiamo contratti per oltre il 90% del gas che ci serve; sulla quantità siamo tranquilli sul poter superare l’inverno 2027, nell’immediato siamo molto legati ai tentativi di accordi di pace”. Certo, perché il Qatar è diventato il primo fornitore dell’Italia di gas.

Tutti i nodi dell’energia

E diversificare adesso, dopo essere stati costretti a farlo già nel 2022 con la guerra russo-ucraina, diventa alquanto difficile. Ma non impossibile. Ci sono scenari, di cui ha dato conto Politico qualche giorno fa, che vorrebbero l’Italia interessata ad aumentare l’import di gas dalla Libia sfruttando le infrastrutture già esistenti. Il problema, in Nordafrica, è di natura politica. E le diplomazie sarebbero già al lavoro per sciogliere i nodi. Poi c’è il Tap, con l’Azerbaigian pronto a iniettare più gas da destinare all’Italia. Progetti e nodi, come quello di Hormuz, che non si risolvono nel tempo di uno schiocco di dita. Il gas, naturalmente, non è l’unica frontiera. C’è quella del cherosene.

Voleremo all’americana?

Anche su questo Pichetto non fa drammi. “Non è una valutazione solo italiana, perché noi siamo uno dei Paesi che, per quanto riguarda il cherosene aereo, ha discrete capacità di raffinazione”. C’è il solito però. “A livello europeo la conseguenza è quella più globale, si tratta di capire dove da dove proviene, se si riapre il Golfo Persico che era che ne è un grande produttore oppure si va sul kerosene americano che ha anche caratteristiche diverse”. Ecco, questo è il dilemma. La questione è banale. In pratica, gli aerei europei vanno a Jet Fuel A-1, quelli americani ad A-1. Una differenza che è notevole e sostanziale. Un po’ per il punto di congelamento (più alto quello europeo, e dunque più sicuro sulle rotte transoceaniche). Un altro po’ perché da ciò deriva la pianificazione delle rotte, le scelte riguardanti i rifornimenti. Ne discenderebbe pure la necessità, in caso di utilizzo di carburante tarato sugli standard americani anziché europei, di utilizzare additivi necessari.

L’Europa trema, Big Oil fattura

Per gli americani, o meglio per Big Oil, sarebbe l’ennesimo affarone sulla pelle di quei (presunti) scrocconi degli europei. Non solo si venderebbe loro del cherosene ma si potrebbero aprire nuovi mercati, a cominciare dagli stessi additivi. Il cherosene Usa (in teoria) costa meno di quello prodotto nel Golfo Persico. Il guaio, però, è legato ai costi della logistica. Insomma, la stessa (identica) questione che già fu sollevata quando, dopo l’inizio della guerra in Ucraina, l’Europa ha iniziato a importare gas americano. A costi nettamente superiori a quelli sostenuti per acquistarlo dalla Russia. Su cui, peraltro, Trump aveva promesso (peraltro proprio a Pichetto per il tramite del segretario Doug Burgum) consistenti sconti a fronte di acquisti e impegni agli investimenti in America delle società energetiche Ue e italiane (regolarmente annunciati e avviati). L’inverno sta arrivando, anzi sta tornando.


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