Sembra quasi che Guido Crosetto, ministro della Difesa, abbia voluto togliersi un macigno dalle scarpe. Quando gli hanno chiesto cosa ne pensasse del Dome. Lui ha ripetuto ciò che va dicendo da mesi. E cioè che l’Italia è più che interessata a un progetto simile. Solo che, ha sottolineato, non sa a che punto siano i lavori a Leonardo. “Non so se ne abbia uno da offrire”. E Michelangelo, allora? “Dovete chiedere all’amministratore delegato”. Che non è più Roberto Cingolani ma, dopo l’assemblea dei soci che si è tenuta il 7 maggio scorso, è diventato Lorenzo Mariani. Proprio sul tema del Dome, con al centro (anche) Crosetto, nelle settimane scorse, era fiorita una letteratura fatta di retroscena e ricostruzioni che avrebbe collegato proprio il progetto dello scudo spaziale allo scontro tra il governo e i vertici (precedenti) dell’azienda.
Crosetto, il Dome e la partita delle nomine
Conclusosi, poi, con l’avvicendamento a piazza Montegrappa. Ma il tema (ancora) più grande riguarderà l’eventuale adesione dell’Italia al piano Ue Safe. Per Crosetto, l’Italia “dovrebbe aderire al meccanismo” e non occorrerà attendere troppo tempo per scoprirlo. Il titolare della Difesa, infatti, ha ribadito che una risposta andrà data, a Bruxelles, “entro fine maggio” e dovrebbe farlo il Mef. Ma è sicuro che, per quanto attiene alle spese della Difesa, il governo resterà fedele e “fermo agli impegni parlamentari”. Il conto dei fondi da investire in armi e sistemi di sicurezza, per l’Italia, dovrebbe essere importante e sfiorerebbe i 15 miliardi di euro (14,9).