Nella nuova indagine su Garlasco c’è di tutto e di più
Come era forse prevedibile, l’esito delle nuove indagini sul delitto di Garlasco ha generato una situazione di grande confusione. Si potrebbe dire di caos. Sarà per l’oggettiva sovraesposizione del caso – che però certamente meritava di essere approfondito anche mediaticamente visto che per l’omicidio di Chiara Poggi c’è un condannato in carcere che potrebbe essere, invece, innocente – o, forse, per i tanti aspetti collaterali al delitto toccati dall’inchiesta, ma la sensazione è che ci sia una certa agitazione. E non potrebbe essere diversamente visti i molteplici fronti aperti dalla procura di Pavia, sugellati dall’attività investigativa dei carabinieri di Milano. Quello che è stato chiaro fin dall’inizio dell’indagine a carico di Andrea Sempio è che se questa si fosse conclusa convincendo gli inquirenti della sua colpevolezza si sarebbero spalancate le porte a una nuova richiesta di revisione della condanna di Alberto Stasi.
La cornice attorno al caso
E, per evidenti motivi, non sarebbe potuto accadere nulla di diverso. Tutto il contorno, però, è molto meno pacifico. Dai nuovi atti emergono rapporti e contatti che sono intercorsi tra parti che, quantomeno per opportunità, avrebbero dovuto evitare di confrontarsi. Ma che invece, come dimostrano svariate intercettazioni, lo hanno fatto almeno a partire dalla sentenza definitiva dell’allora fidanzato della vittima. Relazioni che fanno riflettere sugli esiti delle altre inchieste, praticamente morte sul nascere. La motivazione di questi esiti non risiederebbe esclusivamente nel fatto che per quell’omicidio ci fosse già un giudicato, ma quasi nel tentativo di impedire la ricerca di una verità alternativa a quella processuale.
Le prime indagini sull’omicidio
Altro aspetto riguarda poi le indagini avvenute subito dopo l’omicidio di Chiara. Anche queste sono finite sotto i riflettori della Procura di Pavia che le ha almeno in parte sconfessate. Oltre a una differente ricostruzione della scena del crimine, elementi già noti, eppure rimasti fuori dalle sentenze di condanna contro Stasi, hanno ritrovato centralità. Su tutti, il Dna sotto le unghie di Chiara e la famosa impronta 33, rinvenuta in cima alle scale che portano alla cantina della villetta dei Poggi. Poi c’è tutta la parte relativa alle indagini cosiddette tradizionali, anch’esse finite in parte sotto osservazione. Al punto che anche l’allora comandante dei carabinieri di Vigevano, Gennaro Cassese, risulterebbe indagato.
Le accuse contro Cassese e Venditti
L’accusa è quella di false dichiarazioni ai pm. Il militare dell’Arma non avrebbe fornito spiegazioni convincenti circa le palesi irregolarità rilevate almeno in uno dei verbali di un interrogatorio di Andrea Sempio. Quello nel corso quale l’amico di Marco Poggi avrebbe consegnato lo scontrino del parcheggio che gli sarebbe valso come alibi. La stessa audizione durante la quale si sarebbe sentito male, tanto da necessitare dell’intervento dei sanitari. Episodio non riportato nel verbale dei carabinieri firmato anche da Cassese nel quale manca qualsiasi riferimento a una sospensione dell’interrogatorio che per ovvi motivi deve esserci necessariamente stato. Sullo sfondo, restano poi i riferimenti dei pm pavesi all’altra indagine che pure ha che vedere con il caso di Garlasco, quella che vede l’allora procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, indagato per corruzione. Inchiesta in cui è coinvolto anche Giuseppe Sempio.
Il quadro ricco delle nuove indagini sul delitto di Garlasco
E’ quindi evidente come il quadro nel quale si muove l’eventuale revisione del processo di Stasi sia decisamente ricco. Al di là che il colpevole sia o meno Andrea Sempio. Eppure, non tutti la vedono così. Tanto che l’avvocato della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni, derubrica l’inchiesta di Pavia come tesa esclusivamente a bypassare “i punti centrali della condanna di Stasi”, dicendosi convinto non ci siano gli estremi per una revisione. Nel frattempo, però, la procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, ha fatto sapere di aver ricevuto “una memoria di cento pagine dalla Procura di Pavia” che “stiamo cominciando a studiare e analizzare”. Così come la difesa di Stasi che fa sapere “di essere al lavoro per accelerare i tempi della revisione, alla luce di quanto emerso” che “mediante un’imponente ed articolata attività investigativa, ha letteralmente disintegrato la sentenza di condanna di Alberto Stasi”.
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