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Politica

Uno a uno governo al centro e Forza Bruxelles

di Alessandro Scipioni -


​Mentre Giorgia ed Elly si sfidano agli antipodi di una visione bipolare, tra i corridoi del potere romano e i salotti che contano si fa strada un auspicio silenzioso: che non vinca nessuno. Un pareggio alle urne, infatti, non sarebbe una sconfitta per tutti, ma il trionfo di quel parlamentarismo inteso come regno del compromesso e dell’accordo sottobanco, dove chi sa trionfare conta spesso meno di chi sa accordarsi.

In questo scenario, il numero è certamente importante, ma la sua sufficienza lo è di più. Se Fratelli d’Italia o il PD restano consistenti ma incapaci di governare autonomamente, si riapre l’era dei “piccoli grandi” mediatori. I Mastella e i Buttiglione di ieri lasciano il posto ai Renzi e ai Calenda di oggi. Tutto passa dal Centro, quel luogo geometrico che oggi cerca di sedurre Marina Berlusconi, o forse attende che sia Marina a prendersi il Centro per blindare gli interessi di famiglia e di sistema.

Governo tecnico, un falso mito

​Il sistema maggioritario sarebbe la salvezza per Meloni e Schlein, poiché garantirebbe stabilità e alternanza, ma per i centristi e per le minoranze riformiste interne ai grandi partiti, rappresenterebbe un prezzo politico altissimo. Persino la Lega, schiacciata dall’egemonia di Fratelli d’Italia, e Forza Italia, che ha tutto il vantaggio a restare al governo a prescindere dal risultato, temono una vittoria troppo netta che le renderebbe superflue. Il pareggio, dunque, è il terreno fertile per far prosperare il Centro e auspicare un nuovo decennio di governi tecnici. Ma siamo onesti: i governi tecnici non esistono. Esiste sempre una maggioranza politica che sceglie di abdicare. “Governo tecnico” è solo una parola inventata per rendere più indolore il ribaltamento della volontà popolare uscita dalle urne.

Il garante del Colle e l’ombra di Bruxelles

​Affinché questo sistema possa prosperare, serve un inquilino del Colle che non sia espressione del popolo, ma un garante che preferisca incastri eterogenei allineati a Bruxelles piuttosto che sciogliere le camere. Un garante che non accetti ministri pronti ad alzare la testa contro i tecnocrati o politiche estere troppo audaci. Un garante che, grazie alla “Costituzione più bella del mondo”, impedisca all’articolo 1 di diventare reale. A questo punto, dovremmo avere il coraggio di essere meno ipocriti e riscriverlo davvero: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sull’allineamento alla commissione europea, la sovranità appartiene nominalmente al popolo, che la delega permanentemente al parlamento, il quale la esercita nei limiti e nei modi disposti dagli organismi transnazionali”. Suona peggio, ma risponde alla verità.

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