Cosa c’era nella bomba atomica? Una scoperta a Firenze
I ricercatori hanno identificato un materiale mai osservato prima in natura né in laboratorio, nato in condizioni estreme e quasi non replicabili
Il materiale rilevato dal gruppo di ricerca dell'Università di Firenze guidato da Luca Bindi
Una scoperta scientifica sorprendente arriva da Firenze, tra i residui della esplosione della prima bomba nucleare della storia. I ricercatori hanno identificato un materiale mai osservato prima in natura né in laboratorio, nato in condizioni estreme e quasi non replicabili.
Dove nasce la scoperta
Il materiale è stato individuato all’interno della trinitite, il vetro formatosi nel deserto del New Mexico dopo il test della bomba nucleare “Trinity” del 1945. Proprio in micro-gocce metalliche rimaste intrappolate in questo vetro, il team internazionale ha trovato una struttura sconosciuta. Una scoperta che, a distanza di 80 anni continua a rendere più ampi gli orizzonti di approfondimento su un evento scientifico che contribuì a sconvolgere il mondo.
Cosa hanno scoperto gli scienziati nei residui della bomba atomica
Guidata da Luca Bindi, mineralogista dell’Università di Firenze già noto per studi su materiali naturali “impossibili”, la ricerca ha identificato un nuovo clatrato a base di calcio, rame e silicio.
Si tratta di una struttura cristallina con una forma “a gabbia”, capace di intrappolare atomi e molecole, ma mai registrata prima nella storia dei materiali.
Perché è così importante
I clatrati sono considerati materiali ad altissimo potenziale tecnologico. Utili alla conversione del calore in energia elettrica, allo sviluppo di semiconduttori avanzati e allo stoccaggio di gas e idrogeno.
Il fatto che questo nuovo composto si sia formato spontaneamente in un’esplosione nucleare suggerisce che condizioni estreme possono generare forme di materia totalmente inedite.
Un “laboratorio naturale” fuori controllo
Secondo i ricercatori, eventi come esplosioni nucleari, fulmini o impatti meteoritici funzionano come esperimenti naturali ad altissima energia, capaci di creare strutture impossibili da riprodurre facilmente in laboratorio.
Non è la prima volta
Nello stesso materiale era già stato individuato in passato un altro composto rarissimo, un quasicristallo, sempre grazie al gruppo di Bindi, rafforzando l’idea che la trinitite sia una sorta di archivio geologico di materia estrema.
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