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Economia

L’Europa interverrà quando i buoi saranno fuggiti

di Riccardo Pedrizzi -


Pochi giorni fa a Bergamo per il giuramento degli allievi ufficiali della Guardia di Finanza, il Ministro Giorgetti ha fatto una vera e propria lezione di economia politica, non solo agli allievi della G.d.F., ma, soprattutto, ai vertici della Unione Europea: “La storia economica ci mostra chiaramente come cambia il peso e l’influenza delle potenze dall’egemonia britannica dell’Ottocento a quella statunitense nel secondo dopoguerra, fino all’ascesa dei nuovi attori globali dei giorni nostri,. Comprendere questi passaggi aiuta a leggere le tensioni attuali non come anomalie, ma come parte di un processo di riequilibrio globale”, … che produce “fattori che incidono profondamente sugli equilibri economici, sociali e sulla sicurezza finanziaria dei Paesi”… e che ci consentono di “cogliere le connessioni tra crisi economiche e trasformazioni sociali. Le grandi crisi del passato hanno spesso generato cambiamenti profondi, in alcuni casi offrendo opportunità per realizzare importanti riforme in campo sociale ed economico, ma nei casi peggiori hanno generato anche instabilità politica e conflitti. Questo ci invita a non sottovalutare l’impatto sociale delle politiche economiche odierne”… Per questo è importante studiare “le dinamiche delle crisi del 1929, della seconda guerra mondiale” e ancora “lo shock petrolifero del ’73 fino alla crisi finanziaria del 2008 o quella dei debiti sovrani 2010, crisi che aiutano a comprendere come gli Stati hanno reagito agli shock sistemici, quali politiche funzionano e quali rischiano invece di degradare la crisi”… Questi precedenti storici, veri e propri insegnamenti impongono “prudenza e senso di responsabilità e devono anche dare spazio a soluzioni innovative realistiche, senza preconcetti o ideologie fine a se stesse”… “servono a orientarsi meglio nel presente, non forniscono soluzioni automatiche ma offrono categorie interpretative, esempi concreti e anticorpi contro letture superficiali della realtà”.
E’ evidente che Giancarlo Giorgetti si rivolgesse a chi in Europa continua a fare resistenza circa l’attivazione della clausola di salvaguardia generale, cioè la sospensione complessiva dei vincoli del Patto di Stabilità perché “non sarebbe appropriata in questa fase” secondo i parametri fissati dall’articolo 25 del regolamento sulla governance economica Ue (il 2024/1263) che può scattare solo “in caso di grave congiuntura negativa nella zona euro o nell’Unione nel suo complesso”. Nessuna apertura per giunta viene da Bruxelles, almeno per ora, nemmeno sulla richiesta di tassazione degli extraprofitti delle compagnie energetiche per finanziare sostegni temporanei ai consumatori, avanzata da Giorgetti con i ministri delle Finanze di Germania, Austria, Spagna e Portogallo. “Esistono già misure che gli Stati membri possono adottare”, ha detto una portavoce della Commissione, mollando la patata bollente ai singoli Stati.
Infatti il Commissario Ue all’economia, Valdis Dombovskis, ha ribadito in un’intervista al “Financial Times” e poi in commissione Affari monetari del Parlamento europeo, che, al momento, “non siamo nello scenario di grave congiuntura negativa che giustificherebbe una sospensione del Patto”, perché è convinto sulla scorta dei dati più recenti, che non mostrano “un deterioramento strutturale dell’economia italiana”, che la questione deve rimanere nelle competenze nazionali. Secondo questo “burocrate” “Le condizioni per attivare una clausola generale di salvaguardia per sospendere il Patto di stabilità sono di avere una grave recessione economica e attualmente non siamo in questo scenario”. Vanno perciò respinte secondo Dombovskis le richieste del Governo italiano di un allentamento delle regole del Patto di stabilità legato a un prolungamento dello scenario di guerra, perché nel nostro caso si tratta, secondo lui, solo di un rallentamento economico e non di una recessione, aggiungendo però come contentino che: “Noi comunque rimaniamo vigili e risponderemo in funzione alle situazioni concrete”… Oltretutto “A rigore – ha concluso Dombovskis – non c’è nulla che impedisca agli Stati membri di applicare una tassa sugli extraprofitti, poiché la tassazione diretta rientra nelle competenze degli Stati membri. Stiamo valutando se adottare una qualche forma di approccio più coordinato a livello europeo”.
Giorgetti, invece, continua ad invocare sia una “strategia unitaria europea”, che contempli sia una “urgente sospensione temporanea” dell’applicazione degli Ets alla produzione di elettricità da fonti termiche, fino al riallineamento globale dei prezzi dell’energia”, sia la tassazione sugli extraprofitti delle compagnie energetiche, confortato anche dalle previsioni del “Centro studi” di Confindustria che ha delineato questo scenario: se la guerra dovesse arrivare fino a fine anno sarà recessione, se il petrolio avrà un prezzo medio di 140 dollari al barile durante l’anno la bolletta per le imprese sarà di 21 miliardi di auro in più. Per questo il Presidente di Confindustria ha osservato che: “Il mercato ci sta paralizzando. Sono un europeista convinto – ha detto Orsini -, quando critichiamo l’Europa lo facciamo non perché vogliamo delegittimarla ì, ma proprio per legittimarla”…”credo che sforare il patto non solo sulla difesa ma anche sull’energia sia giustissimo”.
In sostanza il Governo ma anche il sistema produttivo italiano chiedono di condividere con l’Europa i costi del conflitto e di attivare la clausola di salvaguardia che consente agli Stati membri di deviare dal percorso della spesa netta previsto con il nuovo Patto di stabilità con un’interruzione temporanea come avvenne durante la pandemia senza aspettare che la crisi energetica degeneri in una vera e pesante crisi economica. Ma a quel punto sarebbe già troppo tardi perché le aziende fallirebbero e le famiglie farebbero la fame.


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