Stellantis, tra Italia, Cina e Francia, come al solito, fa di testa sua. E questo la dice lunga. Il colosso italo-francese dell’automotive ha formalizzato l’intesa con i cinesi di DongFeng e lo ha fatto proprio all’indomani della “stretta” sugli investimenti esteri in Europa decretata dall’Eurocamera di Strasburgo. C’è una ragione, però, se non si muove una foglia ai piani alti di Bruxelles. L’alleanza, infatti, prevede il rafforzamento della produzione allo stabilimento francese di Rennes-La Janais. Un veicolo Dongfeng, per il momento non è dato sapere ancora quale, verrà prodotto proprio in Francia. L’alleanza ricalca quella già sottoscritta dalla stessa Stellantis con Leapmotor e che prevede la produzione di ben due modelli nelle fabbriche spagnole.
Stellantis porta la jv in Francia e l’Italia resta all’asciutto
Se il sindacato francese può gioire, quello italiano deve abbozzare. La Fiom, infatti, denuncia che “al momento l’Italia risulta esclusa da tutta questa situazione”. Nessuna joint venture, per il momento, si consoliderà negli stabilimenti nazionali. Su cui, peraltro, c’è l’interesse a subentrare da parte di Byd. “Sono anni che la Fiom chiede un impegno al governo a portare case costruttrici nel nostro Paese, e non lo facciamo a cuor leggero. Non siamo contrari, anzi lo chiediamo da due anni. Perché non sia ancora avvenuto nel nostro Paese, intreccia le scelte strategiche e politiche, di Stellantis e del governo”, ha affermato il segretario nazionale Samuele Lodi.
Ma l’Ue chiude agli investimenti stranieri
Che ha rincarato la dose: “Servono maggiori produzioni. Ma se arrivasse un costruttore estero anche in Italia, la produzione sia aggiuntiva e non sostitutiva”. Il ministro Urso ha già dato il benvenuto a chi volesse investire in Italia ma a Strasburgo la pensano, forse, diversamente. Con l’ok alla legge che limita gli investimenti esteri, “chiudiamo un capitolo di ingenuità europea”, ha tuonato il relatore socialdemocratico francese Raphael Gluckmann. “Voltiamo pagina rispetto alla cecità volontaria degli Stati membri, che hanno permesso ad attori stranieri di prendere il controllo di settori sensibili della nostra economia”. Però proprio in Francia arriveranno i cinesi, seppur al regime della joint venture. Gli stessi che Magyar, in Ungheria, sta spaventando se è vero che proprio Byd ha iniziato a chiedere il rispetto dei patti e delle leggi a difesa dei suoi stessi investimenti nel Paese. Che, ai tempi di Orban, s’era aperto (e molto) al Dragone e ai suoi capitali.