La lotta al jihadismo in Nigeria e il ruolo degli Usa
Cooperazione intensificata: raid aerei nel nord del Paese
Sono oltre 175 i morti tra i combattenti dello Stato Islamico in Nigeria dopo i prolungati raid aerei congiunti tra forze nigeriane e statunitensi nel nord-est del Paese. Oltre “175 militanti dell’Isis sono stati eliminati sul campo di battaglia”, ha dichiarato il portavoce dell’esercito Samaila Uba in un comunicato. L’operazione ha portato alla distruzione di checkpoint, depositi di armi, centri logistici, equipaggiamento militare e “sedi di reti finanziarie utilizzate per sostenere le operazioni terroristiche”.
Il bagno di sangue dei jihadisti e i nuovi raid
Dal 2009, l’insurrezione jihadista guidata da Boko Haram e successivamente dallo Stato Islamico della Provincia dell’Africa Occidentale (ISWAP), è costata la vita a più di 40mila persone e ha provocato oltre due milioni di sfollati nel nord-est del territorio nigeriano, secondo le Nazioni Unite. La cooperazione militare tra Abuja e Washington si sta intensificando da diversi mesi.
Il Comando Africa degli Stati Uniti (AFRICOM) ha confermato all’AFP, tramite un portavoce, che è stata ridotta “la capacità dello Stato Islamico di pianificare attacchi che minacciano la sicurezza degli Stati Uniti e dei nostri partner”. Il comandante Dagvin Anderson, durante un’audizione al Congresso, ha evidenziato la centralità dei nigeriani nell’azione, con l’identificazione degli obiettivi da colpire, la raccolta di informazioni e il supporto necessario per portare a termine la missione.
L’eliminazione di Abu-Bilal al-Minuki
La parte nord-orientale della Nigeria affronta da tempo una duplice minaccia: gli assalti dei gruppi jihadisti e quelli delle bande criminali che compiono rapimenti, incluso quello che venerdì scorso ha portato al sequestro di 46 persone, per lo più bambini. L’uccisione di Abu-Bilal al-Minuki, considerato il numero due mondiale del gruppo e sotto sanzioni statunitensi dal 2023, ha privato i miliziani di una guida temuta e rispettata.
Il presidente USA Donald Trump e il presidente nigeriano Bola Ahmed Tinubu hanno parlato di un “duro colpo” per il gruppo. La Nigeria combatte da anni l’insurrezione jihadista di Boko Haram e delle sue diramazioni legate allo Stato Islamico, in particolare l’ISWAP.
Cosa sta accadendo in Africa occidentale
Dal 2025 gli Usa hanno esercitato pressioni sulle autorità nigeriane, accusandole di non fare abbastanza contro la minaccia dei fondamentalisti. Secondo un recente rapporto dell’osservatorio ACLED, l’Africa occidentale è diventata l’area più fertile al mondo per il jihadismo, con un record di attività dello Stato Islamico nel primo trimestre del 2026. Al-Minuki forniva guida strategica sulle operazioni mediatiche e finanziarie del gruppo e sulla produzione di armi, esplosivi e droni. Era considerato “uno dei terroristi più attivi al mondo”. Una fonte di intelligence ha riferito che, data la sua importanza, è “altamente probabile” che la sua fazione tenti attacchi contro basi militari nigeriane per vendicarne la morte. Gli eventi sono monitorati con attenzione anche da altri attori esterni.
Le finalità dell’azione degli Usa
Gli Stati Uniti stanno rialzando il livello del loro coinvolgimento sia per contenere l’espansione jihadista, che stando a vari rapporti sta crescendo più rapidamente in Africa che in Medio Oriente, sia per rafforzare i governi che sono considerati partner affidabili, come quello nigeriano, in un momento in cui molti Paesi della regione stanno virando verso giunte militari ostili all’Occidente. Si tratta anche di una contesa a distanza con la Russia.
Per Abuja, la cooperazione con gli americani ha un valore politico oltre che militare, perché legittima il governo Tinubu, spesso criticato per inefficienza nella gestione della sicurezza e veicola il messaggio di uno Stato che “riprende il controllo” dopo anni di insurrezione jihadista e criminalità diffusa. La Nigeria vuole evitare di essere percepita come il “nuovo Sahel”, vale a dire un territorio dove le catene di comando regolari hanno perso progressivamente le proprie capacità di controllo.
La pericolosità dell’ISWAP
L’avversario più temibile è l’ISWAP, perché non è solo un sodalizio armato. In alcune aree del Borno e del bacino del Lago Ciad esercita “funzioni” quasi statuali, imponendo tasse (zakat) e regole sociali. Inoltre gestisce mercati e traffici, offre “protezione” a comunità rurali abbandonate dal potere centrale e recluta facilmente giovani privi di alternative economiche. La capacità di governare realmente i territori lo rende più resiliente rispetto a Boko Haram.
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