Papa Leone XIV agli studenti della Sapienza: “Siamo un desiderio, non un algoritmo”
La visita di Leone XIV alla Università Sapienza di Roma, lo scorso 14 maggio, è un evento storico e pieno di significato rispetto al rapporto con i giovani e agli studenti, in particolare. Proprio così, perché fu proprio un Papa che fondò lo Studium Urbis: nel lontano 1303 fu Bonifacio VIII appunto, che emanò attraverso la bolla In Supremae praeminentia Dignitatis e decretò la nascita di tale ateneo. Con quell’atto, il pontefice istituì il primo grande ateneo romano, pensato originariamente come struttura al servizio della Chiesa e della formazione ecclesiastica. Susseguentemente l’Università passò al Regno d’Italia e quindi oggi, si può ritenere una Università sia laica che statale.
Il precedente Benedetto XVI: le proteste che fermarono Ratzinger nel 2008
A tal proposito può sembrare curioso il diniego che fu imposto a Benedetto XVI, a cui fu impedito di parlare in tale Università il 20 novembre del 2007, in quanto l’invito da parte dell’allora rettore arrivò affinché inaugurasse l’anno accademico il 17 gennaio del 2008, ma tale proposito non andò a buon fine, anzi a tale evento decise di declinare la presenza del Pontefice tedesco direttamente la Santa Sede. Nella fattispecie vi furono delle proteste di docenti e studenti nei confronti della venuta del Papa teologo. Il motivo fu perché il 15 febbraio del 1990 l’allora cardinale Ratzinger aveva già tenuto un discorso all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.
In quell’occasione però, le sue parole avevano sollevato forti polemiche nel mondo scientifico e accademico, in particolare per aver citato le parole del filosofo della scienza Paul Feyerabend in cui pareva fosse espresso un positivo giudizio dell’operato della Chiesa cattolica relativamente al processo a Galileo Galilei, reazione che sembrò a molti, forse tardiva ed esagerata. L’attuale Papa americano invece, è sato ricevuto e acclamato sia da docenti che studenti. Prévost con il sorriso, ha fatto anche delle battute simpatiche quando ha salutato i presenti accorsi, come quella in risposta a una persona che gli ha gridato “forza Roma”, il Santo Padre ha risposto al tifoso; “Bravo.. viene il derby”.
Il discorso: contro il “ricatto delle aspettative” e l’ansia da performance
Entrando ora invece nel merito del suo discorso, non si è limitata a parlare di riarmo, oppure sulla pace a cui tiene molto e al rapporto tra uomo e tecnologia. Nel suo intervento Leone XIV ha evidenziato l’esasperazione della ricerca della performance afferrando: sul “ricatto delle aspettative” e sulla “pressione delle prestazioni” che “riduce le persone a numeri” e che crea “spirali di ansia”. Rivolgendosi in particolare ai giovani: “Siamo un desiderio, non un algoritmo!”.
E inoltre il vescovo di Roma ha aggiunto: “Ho accolto con grande gioia l’invito a incontrare la comunità universitaria della Sapienza. La vostra Università si caratterizza come polo d’eccellenza in diverse discipline e, al contempo, per il suo impegno in favore del diritto allo studio, anche di chi ha minori disponibilità economiche, delle persone con disabilità, dei detenuti e di chi è fuggito da zone di guerra. Ad esempio, apprezzo molto che la Diocesi di Roma e la Sapienza abbiano firmato una convenzione per l’apertura di un corridoio umanitario universitario dalla striscia di Gaza”.
Ecologia, pace e insegnamento come carità: il richiamo alla Laudato si’
E poi l’altro fronte, quello che riguarda l’ecologia, dove Prevost come richiamato da Papa Francesco nell’Enciclica Laudato si’, ricorda che: “Oggi, proprio l’implosione di un paradigma possessivo e consumistico libera il campo al nuovo che già germoglia: studiate, coltivate, custodite la giustizia! Insieme a me e a tanti fratelli e sorelle, siate artigiani della pace vera: pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, lavorando alla concordia tra i popoli e alla custodia della Terra”. E nel concludere ricorda: “Insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata. Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilità, così da parlare al cuore dei giovani, senza puntare solo alle loro cognizioni”. Sant’Agostino diceva non a caso: “Ama e fai ciò che vuoi”.
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