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“Con un filo di voce” bocciato dalla Film Commission del Veneto: il produttore Calì porta tutto in Procura

di Priscilla Rucco -


Quarant’anni di cinema sociale, la partecipazione all’82ª Mostra di Venezia, la proiezione alla Camera dei Deputati e la distribuzione nelle scuole. Eppure il cortometraggio contro la violenza sulle donne di Michele Calì è stato definito dalla Film Commission della Regione Veneto “non meritevole di attenzione”. Ora c’è un esposto in Procura.

Lei ha una carriera quarantennale nel cinema sociale e il suo cortometraggio “Con un filo di voce”, con la partecipazione straordinaria di Giancarlo Giannini, è arrivato alla Mostra di Venezia e alla Camera dei Deputati. Come spiega che la Film Commission veneta lo abbia definito non meritevole di attenzione?

“Il problema è un sistema molto in auge nelle film commission: sono già orientati verso chi destinare i fondi. In sette anni di bandi non risultano mai apparsi commissari con competenze cinematografiche reali: nessun critico, nessun regista, nessun produttore.

Sono andato dall’ ex assessore Corazzari chiedendo un contributo diretto, anche minimo, ma fu lui insieme al dirigente Decimo Poloniato a convincermi a partecipare al bando. Fu poi lo stesso Poloniato a suggerirmi di allegare il mio curriculum come produttore esecutivo, perché la società presentante, costituita nel 2022, non aveva ancora un portfolio, altra assurdità anticostituzionale ma utile per eliminare elegantemente i non graditi. Mi fidai.

Il cortometraggio fu bocciato dalla commissione fatalità presieduta proprio da Poloniato, affiancato da Sara D’Ascenzo e Arianna Silvestrini assolutamente prive di competenza cinematografica, come documentato nell’esposto. Essere donne avrebbe dovuto renderle più sensibili al tema. Non è importato nulla a nessuno.” Una dirigente Avepa lo ha classificato un ” argomento interessante”.

Come lei ha affermato “Vengono finanziate opere che non vede nessuno e che ottengono incassi ridicoli”, mentre un cortometraggio con riconoscimento istituzionale e sponsor come Manni Group viene escluso. Come funziona il meccanismo di valutazione di Avepa?

“Oltre Sette milioni di euro di soldi pubblici in sette anni, gestiti da persone senza competenze specifiche. Ci sono società che fanno parte di un vero cerchio magico: presentano il bando, scrivono ciò che vogliono e la commissione le premia senza verificare nulla. Come Ahora Film, che ha ricevuto 300 mila euro pur producendo un   film che non ha visto mai nessuno. C’è anche chi fa il furbo con le rendicontazioni finali perché i fondi vengono erogati in proporzione a quanto si spende sul territorio. Io ho 43 anni di cinema, dieci film prodotti, trasmessi da Rai e Mediaset con milioni di spettatori: tutto verificabile. Eppure con Giancarlo Giannini nel cast mi hanno assegnato 4 punti su 20 per il lato artistico. Ne bastavano 6 per superare quota 40 e rientrare nel finanziamento. Quel 4 era chiaramente calibrato per tenermi fuori”.

Il dirigente Decimo Poloniato e il commissario Avepa Fabrizio Stella: cosa ha determinato, a suo avviso, il “no” della commissione? Può escludere ragioni di carattere politico?

“Quando il film è stato escluso ho cercato di reagire con calma, ma di fronte a risposte evasive gli animi si sono accesi: ci sono mail e pec molto esplicite, tutte allegate all’esposto. Lì dentro comanda Poloniato. È una questione politica, nonostante Zaia abbia sempre dimostrato vicinanza al tema della violenza contro le donne: mi sono rivolto a lui più volte per iscritto, senza mai ricevere risposta.

La motivazione ufficiale era l’assenza di copertura finanziaria della società partecipante e il non possesso di un curriculum. Ma avevo consegnato una lettera bancaria che attestava la solidità della società e, come suggerito dal Poloniato il mio curriculum personale. Nonostante ciò, Avepa ha attribuito punteggio zero sia per l’affidabilità finanziaria sia per il company profile. Quando ho chiesto tramite il mio legale l’accesso agli atti, me lo hanno negato dicendo che serviva l’autorizzazione degli altri partecipanti: un diritto che la legge 241 del 1990 garantisce a chiunque trattandosi di fondi pubblici. Stiamo parlando di un contributo di 40 o 50 mila euro al massimo. Hanno rifiutato anche quello”.

Ha presentato un esposto con 55 allegati in Procura. Su quali basi e cosa chiede?

“L’esposto non è una denuncia: è un’esposizione di fatti anomali nel funzionamento di Avepa e della Film Commission, che un magistrato valuterà decidendo se aprire un’indagine o archiviare. Ho chiesto di essere avvisato in caso di archiviazione: ad oggi nessuna risposta. Ho segnalato il meccanismo dei 38 punti su 40: ti dicono ‘peccato, ci sei andato vicino’, ma sono calibrati per escludere chi non fa parte della cerchia o delle produzioni privilegiate. Con Giannini nel cast – premiato con l’Oscar per ‘Pasqualino Sette Bellezze’, stella sulla Hollywood Walk of Fame – mi hanno dato 4 punti su 20. E Avepa è commissariata da due anni dall’ex direttore dimessosi: una struttura che gestisce miliardi pubblici tra agricoltura e sanità non può restare senza una guida ordinaria. Questo da molto da pensare, non crede?”.

Quanto pesa, almeno “simbolicamente”, che proprio un’istituzione abbia bloccato un’opera nata per dare voce alle vittime di violenza? E qual è il destino del cortometraggio?

“Ho prodotto film sociali su donazione degli organi, salute mentale e alcolismo, tutti trasmessi dalla Rai. Poi ‘Un angelo all’inferno’ con Giancarlo Giannini e Laura Adriani, sulla tossicodipendenza minorile, acquistato da Rai Cinema. E ‘Infernet’, su bullismo, gioco d’azzardo e prostituzione minorile, trasmesso nove volte in Rai. Volevo tornare al sociale con questo cortometraggio. Quello che ha fatto la Film Commission del Veneto è deplorevole, ma non ha intaccato il percorso del film: è uscito nelle multisale Giometti, è in valutazione a Mediaset, gira nelle scuole, è stato presentato alla Camera dei Deputati, nell’anteprima al teatro Ristori di Verona c’era la sala piena il film è stato stra applaudito. La Provincia di Verona continua a richiederlo e lo concedo gratuitamente. Il progetto va avanti lo stesso, ma l’amaro in bocca resta”.


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