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Salute

Dalla diagnosi all’accoglienza: il modello Artemisia Lab spiegato da Mariastella Giorlandino

di Angelina De Santis -


La tecnologia accelera, le apparecchiature diventano sempre più sofisticate, ma la sanità continua a misurarsi con un elemento che nessuna innovazione potrà sostituire, il rapporto con le persone. Dietro una visita specialistica, un esame o un referto c’è sempre qualcuno che aspetta una risposta e che vive quel momento con aspettative, dubbi e timori.

È questa la filosofia che ha accompagnato la crescita di Artemisia Lab, realtà che oggi conta ventisei strutture nel Lazio e che ha costruito il proprio sviluppo sull’equilibrio tra innovazione, organizzazione e attenzione al paziente.

Artemisia Lab: il racconto della presidente Mariastella Giorlandino

La storia di Artemisia Lab nasce da un percorso personale che poco ha a che fare con la medicina e molto con la progettazione. «Sono un architetto. Dopo il liceo artistico mi sono laureata a ventun anni e credo che questa formazione abbia influenzato profondamente il mio modo di lavorare. Ho sempre avuto il desiderio di progettare, costruire e organizzare strutture solide, efficienti e capaci di raggiungere risultati concreti.Negli anni Ottanta Artemisia era una società composta da cinque ginecologi. Attraverso una crescita progressiva e una scalata societaria, nel 2011 è nato Artemisia Lab. Da allora il percorso non si è mai fermato. Nel 2022 avevamo cinque centri, oggi siamo arrivati a ventisei.»

Una crescita che, sottolinea Giorlandino, non è mai stata soltanto numerica. «Il nostro obiettivo era costruire un modello riconoscibile. Artemisia Lab è diventato un brand perché tutte le strutture seguono gli stessi standard organizzativi e qualitativi. Selezioniamo professionisti di altissimo livello e vogliamo che il paziente ritrovi la stessa qualità in qualsiasi sede. C’è però un principio che viene prima di tutto. L’uomo deve restare al centro, proprio come nell’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci. Tutto il nostro lavoro ruota attorno alla persona.»

Le tappe più recenti

Tra le tappe più recenti dello sviluppo della rete figura l’acquisizione del Gemelli Point di via Pollenza, a Roma. «È una struttura completa, organizzata per offrire un percorso diagnostico a trecentosessanta gradi. Uno dei nostri punti di forza è la rapidità. Riusciamo a consegnare una biopsia in cinque giorni. Quando si parla di salute il tempo ha un valore enorme e una diagnosi tempestiva può davvero cambiare il destino di una persona.»

La rete può contare su 320 dipendenti e circa 650 consulenti. «Esiste un rapporto di fiducia molto forte che ci permette di lavorare come una squadra. Guardando al futuro stiamo sviluppando un progetto di franchising, ma chi entrerà nella rete dovrà trascorrere almeno un anno di formazione nei nostri centri. È l’unico modo per garantire gli standard che ci siamo dati.»

Accanto all’organizzazione resta fondamentale il rapporto umano. «Chi arriva da noi spesso è spaventato dall’attesa di una diagnosi. Accoglierlo con serenità, spiegargli il percorso che seguirà e trasmettergli fiducia rappresenta già una parte della cura. È un approccio condiviso da tutto il personale, dalla segreteria ai medici.»

L’offerta di Artemisia Lab

Artemisia Lab offre un percorso diagnostico completo che comprende diagnostica per immagini, cardio TAC, risonanza magnetica, endoscopia, visite specialistiche e attività chirurgica. «Il nostro obiettivo è che il paziente esca con una diagnosi chiara e con la consapevolezza dei passi successivi.»
Sul fronte delle convenzioni con il Servizio sanitario nazionale, Giorlandino mantiene una posizione molto netta. «Circa il sedici per cento delle nostre attività è convenzionato. Ho scelto di non ampliare ulteriormente questo settore perché con gli attuali rimborsi è impossibile sostenere professionisti altamente qualificati e apparecchiature di ultima generazione. È una battaglia che porto avanti da tempo con il Ministero della Salute.»


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