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L’Ue, Big Tech e l’Ai: la storia della rana e dello scorpione

Scenari digitali tra mire della Silicon Valley, gli obiettivi degli Usa e l'euroburocrazia

di Martino Tursi -


È la vecchia storia della rana e dello scorpione. Fidarsi è bene, non farlo è meglio. L’Europa vuole l’intelligenza artificiale ma le normative, di cui va fierissima, sul settore stanno letteralmente allontanando le aziende dall’investire nel vecchio continente. E qui, capire chi è rana e chi scorpione, si fa difficile. Che Bruxelles sia una tana di burocrati, un immenso Ufficio complicazioni cose semplici in cui è scomparso ogni afflato di novità e sviluppo, è cosa fin troppo nota. Non si può, però, non ricordarsi dell’allergia alle regole che c’hanno i padroni del vapore digitale. Intrisi di un determinismo capitalistico che li convince d’essere gli unti del Signore perché maneggiano (praticamente sulla fiducia nel caso dell’Ai) miliardi e miliardi, si ritengono al di sopra delle leggi.

Rana e scorpione: chi è chi?

Al di là del bene e del male, un po’ come il prode Peter Thiel che ha avuto l’ardire tutto revanscistico ed evangelico di farsi vedere a Roma per insegnare alla Città Eterna, che ne ha visti abbastanza di diavoli (vecchi, poveri, rampanti, potenti, rammolliti), chi sia e dove si rintracci l’Anticristo. Non si può negare che le imprese abbiano il coltello dalla parte del manico. Non si può non ammettere che pure l’Ue avrebbe dalla sua la forza di comminare multe sul fatturato che (davvero) fanno tremare pure i nababbi della Silicon Valley. In mezzo, però, c’è la realtà. L’intelligenza artificiale in Europa non corre. È dietro a tutti. All’America, e si sa. Alla Cina, e va da sé. Ora rischia pure rispetto all’India che, su questa vicenda, vuole giocarsi tutte le sue carte di potenza rampante. L’aver messo a disposizione miliardi per quattro gigafactory non serve a delineare una strategia compiuta. E, soprattutto, non zittisce gli egoismi degli Stati membri che, come ai tempi di Intel, si stanno facendo la guerra per strappare fondi e progetti per sé.

L’America non resta a guardare

Chi è la rana e chi lo scorpione? Forse, anche in questo caso, si farà sentire la voce dello Zio Sam. Che all’epoca dell’investimento multimiliardario annunciato in Europa dalla multinazionale hitech prima lasciò che i governi si sbranassero tra sé (in Italia giungemmo al paradosso della guerra tra Nord e Sud, con le Regioni l’una contro l’altra armate) per poi richiamare, con il fischio dell’Inflaction Reduction Act, ogni investimento Usa in patria. È una strategia precisa. Che parte dal primo mandato di Trump e giunge fino al secondo. Rispettata, pedissequamente, pure da Joe Biden. C’è, però, qualche voce che si alza. C’è, per dire, Cristophe Fouquet, il Ceo di Asml, che è il colosso europeo dei chip, secondo cui l’Ue non sta facendo abbastanza. E, anzi, le sue norme sul settore sarebbero respingenti per gli operatori del settore. Lo ha detto a Politico. Il giudizio di Fouquet a proposito dell’Ai Act è netto: “Non abbiamo iniziato a correre, non abbiamo nemmeno iniziato a camminare, e avevamo già davanti a noi tutti gli ostacoli per non riuscire a fare nemmeno il primo passo”.

I dubbi delle imprese

Benvenuti a Bruxelles. Il capo di Asml ha poi gigioneggiato il vezzo tutto europeo di complicare le cose per poi pretendere di semplificarle. Ricordate? Sembra tanto il “facite ammuina”, il (presunto, smentitissimo) ordine della marina borbonica per dar a vedere (e a bere) ai gonzi che si stesse lavorando alacremente senza far nulla. Chi è la rana e chi lo scorpione? Chiunque sia chi, il tema è di natura politica. È una visione che manca. Un tempo si sarebbe parlato di volontà di potenza. Oggi sarebbe meglio parlare della miopia dei tecnocrati. Che non vedono oltre il loro naso di compilatori di normative, regolamenti. Che, invece di regolare, nel migliore dei casi finiscono per rappresentare un mero esercizio di stile.

Farsi male da soli

Nel peggiore mettono in pericolo interi comparti industriali, un po’ come è accaduto con l’automotive. La sfida dell’intelligenza artificiale è centrale per il futuro di tutti. L’Europa è completamente fuori dai giochi. Se Aristotele aveva ragione, l’unica conclusione del sillogismo è da ricercare nella marginalizzazione globale del Vecchio Continente se le cose continueranno ad andare proprio come stanno andando adesso. Il guaio, vero, è che non si tratta dello scenario peggiore. Si tratta di uno scenario plausibile. Chi è la rana e chi lo scorpione?


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