Il video con l’Ai dove libera Roggero: Vannacciverso
Al netto dell'indubbia capacità di generare discussione attorno al brand di Futuro Nazionale, i dati e le ricerche sulla comunicazione politica raccontano una realtà molto più complessa e meno trionfale
Dal video Ai su Roggero ai nodi dei sondaggi: la realtà oltre la narrazione del “Vannacciverso”.
Vannacci “libera” Roggero
L’ultimo contenuto lanciato da Roberto Vannacci sui propri canali social, un concentrato di estetica generativa. E’ un video realizzato interamente tramite strumenti di intelligenza artificiale per mettere in scena un’Italia ideale (per il generale). In essa il presidente Sergio Mattarella concede la grazia presidenziale a Mario Roggero, il gioielliere piemontese condannato per l’uccisione di due rapinatori nel 2021.
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Un’operazione ad altissimo impatto visivo che per alcuni prefigura una presunta “americanizzazione” della campagna elettorale, sulla scia del modello iconografico di Donald Trump ed Elon Musk.
Tuttavia, al netto dell’indubbia capacità di generare discussione attorno al brand di Futuro Nazionale, i dati e le ricerche sulla comunicazione politica raccontano una realtà molto più complessa e meno trionfale.
Il miraggio della “crescita inarrestabile”: la barriera dei dati reali
Se la narrazione digitale suggerisce una scalata continua nelle preferenze degli italiani, l’esame delle rilevazioni demoscopiche condotte dai principali istituti di ricerca mostra una dinamica ben diversa, caratterizzata da due fattori strutturali.
Il limite del negative rating
Le scienze politiche insegnano che i profili fortemente polarizzanti beneficiano di una spinta iniziale rapida, capace di intercettare il voto di protesta (spesso attestato tra il 3% e il 5%).
Successivamente, però, scontrano il cosiddetto “soffitto di cristallo”: una percentuale di rifiuto netto da parte dell’elettorato moderato o indeciso che nei sondaggi supera stabilmente il 60%.
Un gioco a somma zero a destra
Gli studi sul comportamento elettorale evidenziano come i consensi attribuiti a progetti simili non rappresentino una reale espansione del bacino dei votanti, non ripescano dagli astenuti né dal centro.
Perché derivano da una ridistribuzione interna d’area, pescando consensi già esistenti in bacini come quelli della Lega o di Fratelli d’Italia.
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La trappola dell’Ai: virale non significa votabile
L’uso dei sintetizzatori video per “liberare” Roggero in un’ambientazione iperrealistica sfrutta la leva dell’emozione visiva. Però, si scontra con fenomeni ben noti alla ricerca sui media digitali, come la deepfake fatigue, la stanchezza da contenuto artificiale.
Ricerche internazionali dedicate all’impatto dell’Ai nella propaganda politica evidenziano infatti un doppio effetto boomerang.
La percezione di finzione
Quando la rappresentazione di un fatto di cronaca o di una battaglia di giustizia viene affidata a un rendering grafico, l’elettore medio tende a percepire il contenuto come “artefatto” o manipolatorio, riducendo l’impatto empatico verso la causa originaria.
Il confine della echo chamber
La grafica generativa e il formato-meme funzionano in modo eccellente per galvanizzare chi è già un sostenitore convinto. Perché creano un forte engagement interno alla bolla dei follower.
Dimostrano, però, un tasso di conversione estremamente basso nel convincere gli elettori indecisi, che tendono a liquidare queste soluzioni come mosse di marketing d’agenzia.
Le differenze strutturali con il modello americano
Sebbene il richiamo alle tecniche d’oltreoceano sia evidente, la scienza politica comparata ricorda perché il format “Trump-Musk” non è meccanicamente replicabile nel contesto italiano.
La frammentazione vs il bipolarismo
Negli Stati Uniti il sistema maggioritario secco permette a una figura fortemente divisiva di scalare un grande partito unico e giocarsi la partita. Nel sistema politico italiano, che richiede dinamiche di coalizione e mediazione parlamentare, una radicalizzazione eccessiva rischia di trasformarsi in un fattore di isolamento politico.
L’assenza di piattaforme proprietarie
Vale qui la differenza di quanto avviene negli Usa, dove la propaganda fa perno su infrastrutture media dedicate o di proprietà. Nell’ecosistema italiano la distribuzione dei contenuti dipende interamente dagli algoritmi delle grandi Big Tech tradizionali, soggette a rigide politiche di moderazione e regole par condicio.
Un esperimento di attenzione, non una svolta
Il video su Mario Roggero conferma la capacità di Roberto Vannacci e del suo staff di presidiare la scena mediatica attraverso le tecnologie emergenti, trasformando un tema giudiziario in un prodotto d’animazione politica.
I dati e le analisi sul campo, tuttavia, invitano alla cautela. Confondere i picchi di visualizzazione sui social o l’attenzione dei talk show con un’espansione strutturale del consenso rischia di scambiare la viralità digitale per un effettivo mutamento degli orientamenti elettorali del Paese.
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