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Esteri

Elezioni in Texas: Paxton abbatte la vecchia guardia e consegna lo Stato a Trump

di Cinzia Rolli -


Dopo uno scontro tra giganti divenuto nelle battute finali sempre più feroce con John Cornyn che accusava il procuratore generale di essere eticamente inadatto all’incarico e Ken Paxton che considerava il senatore uscente, ormai settantaquattrenne, troppo anziano per servire il Senato, abbiamo finalmente il vincitore.

Nelle primarie di ballottaggio repubblicane in Texas del 26 maggio infatti, il Procuratore Generale del Texas Ken Paxton ha ottenuto una clamorosa vittoria sconfiggendo John Cornyn.

Paxton ha travolto l’avversario ottenendo circa il 64% dei voti contro il 36% di Cornyn.

Cornyn ha speso più di Paxton nelle primarie del 3 marzo rendendo lo scontro politico come il più costoso di sempre. Il senatore uscente,  insieme ai suoi alleati ha speso infatti oltre cento milioni di dollari, Paxton invece tra i 4 e i 6 milioni.

In verità nel primo turno delle primarie di marzo, Cornyn aveva chiuso in leggero vantaggio: 42% a 40,5%. Ma ciò che ha fatto la differenza e’ stato il decisivo e formale appoggio di Donald Trump arrivato la settimana precedente il voto, conferendo a Paxton la spinta decisiva tra la base del partito.

Il vincitore affronterà a novembre il candidato democratico James Talarico, rappresentante statale del Texas.

“Congratulazioni a Ken Paxton per una vittoria così straordinaria, e a John Cornyn per aver corso una corsa forte e potente ma, cosa più importante, per aver avuto una carriera davvero straordinaria,” ha scritto Trump in un post sui social media. “John rimarrà mio amico per molto tempo, mentre entrambi vedremo Ken diventare un fantastico senatore, uno rispettato da tutti”.

Ma i vertici storici del Partito Repubblicano temono che Paxton, figura molto polarizzante e reduce in passato da pesanti battaglie legali e procedimenti di impeachment statale (da cui è stato assolto), possa risultare un candidato troppo radicale, indebolendo il partito in vista delle elezioni generali.

E i democratici proveranno certamente ad usare a loro favore questa spaccatura all’interno del partito dei repubblicani.

Tra il Presidente americano e il senatore uscente non scorreva buon sangue a dire il vero.

Cornyn aveva criticato il Tycoon dopo gli eventi del 6 gennaio 2021, affermando che “il linguaggio del Presidente era stato sconsiderato” e non escludendo la possibilità di accuse penali post-presidenziali contro di lui “se le prove fossero state effettivamente confermate”.

Inoltre, nel 2022, durante l’amministrazione Biden, Trump e Cornyn si sono scontrati anche riguardo alla legislazione sulle armi. Trump ha definito Cornyn un “RINO”, ovvero Repubblicano Solo di Nome, a causa del suo sostegno al Safer Communities Act bipartisan, che ha aumentato le restrizioni sull’acquisto e il possesso di armi, e che il presidente Joe Biden ha firmato come legge.

Ma soprattutto  Cornyn è stato uno dei senatori repubblicani che ha formalmente introdotto al Senato il SAVE America Act, la legge che richiede il documento d’identità con foto per votare e la prova cartacea della cittadinanza statunitense. Egli  ha difeso pubblicamente la necessità del voto identificato, dichiarando di voler “mettere i Democratici con le spalle al muro” costringendoli, a votare su un tema (il voter ID) sostenuto dalla maggioranza dei cittadini.

 Il suo avversario Ken Paxton  lo ha accusato però al riguardo di “mancanza di fermezza” (ed è questa la vera ragione che ha portato Trump a non appoggiare Cornyn) non per l’obiettivo finale della legge elettorale, ma a causa dello strumento parlamentare da utilizzare:l’ostruzionismo (Filibuster).

I Democratici infatti stavano usando il filibuster (che richiede 60 voti) per bloccare la legge di  Trump.

Per anni Cornyn ha difeso la regola dei 60 voti come istituzione del Senato e quindi non poteva contrastarne formalmente l’uso.

Paxton e l’ala MAGA lo hanno accusato allora di usare il filibuster come “scusa” per non approvare le riforme elettorali del Presidente americano. E allora, spinto dal panico, a marzo, Cornyn ha cambiato radicalmente idea, dicendosi pronto ad abolire il filibuster pur di approvare il SAVE Act.

Un filibuster è una procedura politica in cui un legislatore prolunga il dibattito per ritardare o bloccare una votazione su un disegno di legge. Nel Senato degli Stati Uniti, e’ richiesta una supermaggioranza di 60 senatori per porre fine al dibattito. Questo significa di fatto che la maggior parte delle leggi contestate richiede 60 voti per essere approvata.

Un esempio per capire meglio. Il 28 agosto 1957, Strom Thurmond, senatore democratico degli Stati Uniti della Carolina del Sud, avviò un ostruzionismo volto a impedire l’approvazione del Civil Rights Act del 1957. L’ostruzionismo, un discorso esteso pensato per rallentare la legislazione, iniziò alle 20:54. E si prolungo’ fino alle 21:12 del giorno seguente, per una durata complessiva di 24 ore e 18 minuti.

Esiste anche il “Filibuster Silenzioso”: invece di stare in piedi e parlare, un senatore segnala semplicemente la propria intenzione di opporsi o filibustare.

La leadership del Senato di solito non porta un disegno di legge in aula per una votazione se sa che la minoranza ha i 41 voti necessari per bloccarlo.

Ma tornando a Paxton e Trump, essi hanno costruito nel corso degli anni un’amicizia  che si è cementata nelle loro lotte politiche e legali condivise e nella  disponibilità a soccorrersi a vicenda nei momenti di scoramento. Entrambi sono stati oggetto di indagini federali, sono stati messi sotto accusa da legislatori e hanno affrontato cause legali relative a questioni sul loro comportamento.

Ken Paxton è stato uno dei primissimi e più fedeli alleati che scelse di partire e arrivare a New York per stringersi fisicamente intorno a Donald Trump durante i momenti più bui del suo processo penale per il caso “Hush Money” (la vicenda riguardante la pornostar Stormy Daniels).

E quando la Camera dei Rappresentanti del Texas, guidata dai repubblicani, votò per l’ impeachment di Paxton a causa di accuse, mosse da alti funzionari del suo ufficio, secondo le quali avrebbe abusato della sua posizione per aiutare un sostenitore politico,  Trump lo difese. Non fisicamente al fianco di Paxton, ma esprimendosi a suo favore ripetutamente sui social media, definendo il processo ingiusto e avvertendo i legislatori che avrebbero dovuto fare i conti con lui se avessero persistito nelle accuse.

Sono quindi due politici uniti nelle idee e nelle vicende giudiziarie e si appoggiano reciprocamente.

L’unico elemento di frizione nella vittoria di Paxton può essere il pensiero dell’ala moderata del GOP. Molti strateghi repubblicani temono infatti che l’estremismo del vincitore e il suo profilo giudiziario controverso possano alienare gli elettori moderati e della classe media nei sobborghi urbani del Texas.

La partita decisiva si concluderà con la sfida di novembre e allora sapremo se la scelta di Trump è stata davvero profetica.


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