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Primo Piano

Liste d’attesa: 2 milioni di ritardi e la svolta con Schillaci

Nei dati Agenas un'inversione di tendenza. Con "Cruscotto 2.0" nessun alibi per le Regioni

di Angelo Vitale -


Liste d’attesa, ancora un’Italia a due velocità: quasi due milioni di prestazioni sono state erogate oltre i tempi massimi, ma i dati Agenas mostrano un’inversione di tendenza.

Il nuovo “Cruscotto 2.0” e l’impatto del Decreto

La trasparenza diventa lo strumento per stanare inefficienze e abusi prescrittivi. Intanto, i numeri della sanità italiana, nel primo quadrimestre 2026, parlano ancora la lingua di un’emergenza difficile da scalfire, ma per la prima volta si intravedono crepe significative nel muro dei ritardi.

Secondo le ultime elaborazioni basate sulla Piattaforma Nazionale per il governo delle liste d’attesa, le prestazioni non erogate nei tempi previsti dalla legge hanno raggiunto la cifra monstre di 1.914.458. Entrando nel dettaglio, si tratta di 1.225.915 visite mediche specialistiche e 688.543 esami diagnostici, tra cui Tac, risonanze ed ecografie, che hanno superato i limiti di garanzia.

Un dato che stigmatizza un ritardo persistente, un’eredità pesante che grava sulle spalle dei cittadini. Tuttavia, limitarsi alla cifra assoluta significherebbe ignorare un cambiamento di passo che i dati sembrano confermare. Il confronto con lo stesso periodo del 2025 rivela infatti una diffusa tendenza al miglioramento.

La percentuale di rispetto dei tempi di garanzia è salita dal 76,1% al 78,7% per le visite e dall’83% all’84,7% per la diagnostica. La prova che il sistema, seppur lentamente, sta iniziando a rispondere alle sollecitazioni.

Liste d’attesa, la svolta di Schillaci

A rivendicare questi primi risultati è il ministro della Salute, Orazio Schillaci, che attribuisce l’inversione di tendenza all’efficacia delle nuove norme. “Da quando c’è il decreto sulle liste d’attesa, qualcosa di concreto è cambiato”, ha dichiarato sottolineando come i segnali incoraggianti siano il frutto di una collaborazione con le Regioni mai così intensa e costruttiva.

Il provvedimento ha messo in moto meccanismi di monitoraggio e correzione che prima mancavano, puntando a una gestione centralizzata e più efficiente delle prenotazioni attraverso i Cup, i Centri Unici di Prenotazione.

Il dato non è frutto di una stima approssimativa, ma poggia su una base monumentale: 65 milioni di prenotazioni acquisite tra gennaio 2025 e aprile 2026, di cui circa metà relative a prime visite e metà a esami diagnostici. Questa mole di informazioni, che si alimenta automaticamente dai sistemi regionali, permette oggi di misurare l’impatto delle misure correttive con una precisione chirurgica.

La rivoluzione della trasparenza

In questo scenario di riforma, la novità più rilevante è il lancio della piattaforma. Di facile consultazione, introduce un sistema di valutazione “a semafori”: verde per le prestazioni entro i tempi, giallo per quelle in scadenza e rosso per quelle fuori limite. Fino ad oggi, i cittadini e gli analisti potevano contare solo su dati aggregati a livello nazionale, che spesso nascondevano le inefficienze locali. Con la nuova versione del portale, i dati delle singole regioni diventano pubblici.

È una svolta che toglie ogni alibi alle amministrazioni regionali: ogni utente può ora verificare se la propria rispetta o meno i patti con i pazienti.

Per il direttore generale di Agenas, Angelo Tanese, questa “operazione verità” è fondamentale per analizzare le criticità e misurare se le Regioni stiano davvero applicando le misure previste dal governo.

I ritardi

L’Italia, continua ad essere a macchia di leopardo: Liguria promossa, Sud in affanno.

Nonostante i progressi generali, la geografia della salute italiana resta profondamente disomogenea. Sedici Regioni su ventuno hanno mostrato buoni risultati sulle visite e quindici su ventuno sugli esami, ma permangono aree di forte sofferenza. Tra le eccellenze spicca la Liguria, citata da Agenas come esempio di gestione positiva e miglioramento costante.

Al contrario, realtà come Abruzzo, Sicilia, Valle d’Aosta e la Provincia Autonoma di Trento mostrano segni negativi su entrambi i fronti. Anche la Puglia, pur segnando incrementi nelle performance, continua a restare al di sotto della media nazionale, confermando che il recupero è ancora lungo.

L’appropriatezza prescrittiva

Uno dei problemi più gravi emersi grazie alla nuova piattaforma riguarda l’appropriatezza prescrittiva, ovvero la correttezza con cui i medici assegnano i codici di urgenza. In sei regioni del Centro-Sud (Basilicata, Campania, Molise, Calabria, Lazio e Puglia) sono state rilevate criticità pesanti.

L’anomalia riguarda in particolare il codice di priorità “P” – Programmata -, che dovrebbe prevedere l’erogazione entro 120 giorni. In alcune realtà, come la Basilicata (85,5%) e la Campania (80,1%), oltre l’80% delle prime visite viene prenotato con questo codice. una percentuale definita “non coerente” dagli esperti di Agenas. Il rischio concreto è che si utilizzi il codice “P” per mascherare semplici controlli o visite non urgenti, intasando le liste e penalizzando chi avrebbe bisogno di un accesso rapido.

In confronto, regioni come la Toscana o il Piemonte utilizzano questo codice solo per circa l’8% delle prescrizioni. Uniformare questi comportamenti è la prossima grande sfida del ministero.

Il nuovo Piano

La battaglia contro le attese infinite non si ferma qui. Mentre si monitorano 14 tipologie di visite specialistiche e 22 gruppi di esami diagnostici (dalle Tac alle endoscopie), è in fase di approvazione il nuovo Piano nazionale 2025-2027. Questo strumento ridefinirà il set delle prestazioni oggetto di osservazione, rendendo il controllo ancora più capillare.

In conclusione, sebbene i quasi due milioni di prestazioni in ritardo rappresentino ancora una ferita aperta per il Ssn, l’azione combinata del Decreto Schillaci e dei nuovi strumenti tecnologici sta finalmente portando alla luce i nodi strutturali del sistema. La strada della trasparenza e dell’appropriatezza sembra essere l’unica percorribile per trasformare i “segnali incoraggianti” in un diritto alla salute pienamente garantito per tutti. Da Nord a Sud.


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