Wolff contro Melania: il giudice respinge la causa preventiva dello scrittore contro la First Lady
Un giudice federale di New York ha ufficialmente respinto l’azione legale intentata dallo scrittore e biografo Michael Wolff contro la First Lady Melania Trump.
La decisione della giudice distrettuale Mary Kay Vyskocil di Manhattan ha di fatto bloccato la causa preventiva che il giornalista aveva avviato per tutelarsi da ingenti danni economici.
Michael Wolff, autore di pubblicazioni contro Trump come Fire and Fury, aveva rilasciato dichiarazioni in podcast e interviste sostenendo che Melania Trump facesse parte della cerchia sociale del finanziere Jeffrey Epstein e che avesse gestito i relativi dossier amministrativi.
Per evitare la milionaria causa per diffamazione in Stati a lei più favorevoli, come ovviamente la Florida, il biografo aveva deciso di rivolgersi al Tribunale per primo, a New York, chiedendo l’immunità basata sulle leggi anti-SLAPP, norme a tutela della libertà di espressione contro querele intimidatorie.
Le cause SLAPP infatti (Strategic Lawsuit Against Public Participation, in italiano: cause strategiche contro la partecipazione pubblica), sono azioni legali intimidatorie. Non vengono intentate per essere vinte nel merito, ma per mettere a tacere e censurare le voci critiche.
Chi inizia questo tipo di procedimenti non ha come scopo quello di ottenere giustizia ma di sfruttare la propria superiorità economica per dissanguare finanziariamente il bersaglio con spese legali altissime. Spesso chi ne è vittima infatti decide di ritirare le accuse per paura delle conseguenze economiche.
Wolff ha intrapreso il processo in ottobre, dopo aver ricevuto una diffida legale dall’avvocato della moglie del Presidente Trump a causa delle sue dichiarazioni sullo scandalo di Jeffrey Epstein che la coinvolgevano.
Il giornalista chiedeva al tribunale una sentenza che blindasse i suoi commenti, rendendoli non passibili di cause per diffamazione. Se quindi, in caso di sua vittoria, la First Lady avesse intentato una causa da 1 miliardo di dollari, sarebbe stata responsabile per i costi, le spese e i danni.
Gli avvocati del giornalista hanno usato toni forti negli atti processuali scrivendo per esempio: “La signora Trump e suo marito esecutivo unitario, insieme ai loro mirmidoni MAGA, hanno preso l’abitudine di minacciare coloro che parlano contro con costose azioni legali SLAPP al fine di metterli a tacere, intimidire chi è critico nei loro confronti in generale ed estorcere pagamenti ingiustificati, confessioni e scuse in stile nordcoreano.”
I legali di Wolff hanno praticamente lasciato intendere che la famiglia Trump vuole creare un clima di paura affinché le persone non possano esercitare liberamente o con fiducia i loro diritti sanciti dal Primo Emendamento.
La giudice distrettuale degli Stati Uniti Mary Kay Vyskocil ha espresso chiaramente la sua opinione al riguardo: “Ci sono molte caratteristiche di questo caso che lo rendono complicato: la prominenza delle personalità coinvolte, il contenuto scandaloso delle dichiarazioni sottostanti e, francamente, un livello inappropriato di gioco tattico”.
Il giudice ha definito l’approccio dello scrittore “contorto” e gli ha ricordato che questo non è il modo in cui funzionano i tribunali federali. Queste le sue parole. “La controversia tra le parti dovrà essere discussa secondo le stesse procedure di tutte le altre cause. Nessun trattamento speciale. La Corte non sarà costretta a supervisionare una disputa presentata in modo abusivo e quindi rifiuta di affrontarne il merito”.
La portavoce di Melania Trump ha dichiarato che la First Lady: “è orgogliosa di continuare ad opporsi e a combattere contro coloro che diffondono falsità maliziose e diffamatorie mentre cercano disperatamente di ottenere attenzioni e denaro immeritati per il loro comportamento illecito”.
Ed il mese scorso la moglie del Presidente aveva anche rilasciato una dichiarazione rafforzativa alla Casa Bianca negando ogni rapporto con Epstein, soprattutto la circostanza di essere stata presentata a Trump dal finanziere.
A volte la strategia migliore è lasciare che l’avversario faccia una mossa sbagliata e si rovini con le sue mani.
Nel tentativo di anticipare le mosse della First Lady e di blindarsi dietro le severe leggi anti-SLAPP di New York, Wolff ha di certo subito una dura bocciatura procedurale da parte del tribunale federale, che ha definito la sua mossa una “tattica scorretta”.
Se da un lato Melania Trump incassa una vittoria formale che le riapre la strada per una potenziale causa miliardaria per diffamazione in sedi a lei più favorevoli, dall’altro la decisione della giudice non entra nel merito della verità.
Il sistema giudiziario non può comunque essere utilizzato come arma di pressione economica.
Torna alle notizie in home