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Laura Ravetto: “Il veto a Futuro Nazionale rischia di consegnare il Paese alla sinistra: Silvio non l’avrebbe mai consentito”

di Laura Tecce -

LAURA RAVETTO, POLITICA


“Per come io ho conosciuto Berlusconi – e l’ho conosciuto molto bene – so che non si sarebbe mai permesso di consegnare il Paese alla sinistra. E non sarebbe stato così tranchant nei giudizi su Roberto Vannacci né tantomeno avrebbe espresso un veto su un eventuale ingresso di Futuro Nazionale nella coalizione di centrodestra”.

Così Laura Ravetto, che esattamente vent’anni fa – correva l’anno 2006 – scelta personalmente da Silvio Berlusconi, varcava per la prima volta l’ingresso di Montecitorio.

“Berlusconi aveva una caratteristica molto simile al generale Vannacci, oltre al carisma: il fatto di metterci non solo la faccia, ma anche il corpo, la personalità, la propria credibilità. Entrambi avevano già dimostrato, prima dell’ingresso in politica, di mantenere ciò che promettevano: Vannacci, così come lo era Berlusconi, è credibile anche per il curriculum che ha alle spalle, ha già dimostrato su un campo diverso – quello militare – di lavorare per la Patria. Sono convinta che in questo momento storico, di forti crisi internazionali importanti, dove l’identità nazionale e i valori che ci contraddistinguono devono essere una priorità, il generale Vannacci sia l’uomo giusto”.

È la credibilità il fattore che ha trovato in Vannacci e che non trovava più nella Lega alla quale aveva convintamene aderito nel 2020?

“Sì, unita alla coerenza. Perché dalla Lega erano state promesse moltissime battaglie che poi non sono state portate avanti, soprattutto quella sulla sicurezza. Su questo tema sono stati fatti dei decreti molto timidi, sia nei confronti delle forze dell’ordine – perché la loro protezione e la loro legittima difesa durante i processi sono aspetti che non sono stati veramente disciplinati da questo decreto – sia sull’immigrazione in generale, perché la promessa ‘zero sbarchi’ non è stata mantenuta, perché i rimpatri sono ancora molto scarsi, perché il generale Vannacci parla di remigrazione finalmente. In Lega, purtroppo tutto ciò non è stato attuato”.

Ha citato un termine che è un po’ un tabù dalle parti della coalizione di centrodestra, soprattutto nella sua componente moderata: remigrazione…

“Ed è molto grave che sia un tabù, perché non vedo che cosa ci sia di così terribile nel dire che soggetti che sul nostro territorio hanno beneficiato addirittura in alcuni casi della cittadinanza, se compiono dei reati tremendi – penso per esempio allo stupro – non debbano essere rimandati nel loro Paese. Quando il generale Vannacci dice ‘se importiamo il terzo mondo diventiamo il terzo mondo’, ha ragione: penso ai pakistani che hanno barbaramente rinchiuso in macchina bruciato vivi i braccianti afghani o al diciottenne colombiano che ha coltellato al cuore un italiano di 57 anni che lo rimproverava perché aveva lasciato i rifiuti in strada. Solo per citare gli ultimi casi. Dobbiamo iniziare ad essere meno ipocriti: non possiamo riempire l’Italia di soggetti come questi”.

Il 13 e 14 giugno si terrà la vostra prima assemblea costituente: al di là di sicurezza e immigrazione però ci vuole anche qualche proposta su lavoro, fisco… Non trova?

“Certo, è assolutamente concreta la proposta di Vannacci di tornare ad acquistare l’energia da chi ce la vende a meno. Una cosa che questo governo non sta facendo. Poiché abbiamo deciso di non approvvigionarci più dalla Russia, al momento siamo in balia di Paesi che ci vendono gas a tre volte tanto… I costi energetici sono sicuramente una priorità per gli imprenditori italiani”.

Lei ovviamente sa che gli imprenditori sono vessati anche dal fisco…

“Infatti nel programma che verrà esposto alla Costituente, ci sono naturalmente anche proposte di detassazione. Ma in questo momento se lei chiede a famiglie e imprese, la prima cosa che le dicono è: perché salgono i prezzi dei beni al consumo e delle bollette? La causa come sappiamo è l’aumento del prezzo dell’energia. Noi su questo dobbiamo intervenire oggi”.

A proposito di Russia, altro tema divisivo rispetto agli altri partiti di centrodestra è la questione del sostegno all’Ucraina.

“Su questo la presenza di Vannacci è anche il modo per far tenere alla destra un po’ la barra dritta: le sembra normale in un momento storico come questo, in cui abbiamo una crisi internazionale – e di conseguenza economica – determinata dalle guerre in Medio Oriente e in Ucraina, continuare a finanziare Zelensky? Fino a quando? La guerra deve finire. E anche la Lega, nonostante la perplessità espressa a parole, ha continuato a votare l’invio delle armi. Noi su questo non transigiamo”.

Ok, uno dei famosi principi “non negoziabili” di cui parla Vannacci… Ma se nel 2027 Futuro Nazionale fosse decisivo per far vincere il centrodestra – i sondaggi vi accreditano oggi tra il 4 e il 5% con trend in crescita – il prezzo politico da chiedere sarebbe qualche ministero o un cambio di linea su immigrazione, Europa e politica estera?

“No, no guardi che un generale con quel curriculum quando ti dice che ha delle linee rosse, ha delle linee rosse, non c’è ministero che tenga. Va bene l’apertura, ma mi sembra che siano gli altri a porre veti. E si prenderanno loro, eventualmente, la gravissima responsabilità di consegnare il Paese alla sinistra. Ma c’è un perimetro non negoziabile, questo è sicuro. Sui sondaggi le dico che sì, c’è grande entusiasmo ma questa è una maratona, e quindi è necessario continuare a impegnarsi e andare avanti: il generale ha carisma e credibilità, il progetto è un progetto nuovo che sa di coerenza, che esprime finalmente valori senza aver paura. Ma poi ha notato che parlano tutti di Vannacci e di Futuro Nazionale? Ci sarà un motivo”.

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