Il ritorno dell’atomo
La Camera dice sì al Ddl nucleare, il piano del governo: "Decreti attuativi entro Natale"
A piccoli passi, l’Italia si avvia al ritorno dell’atomo. Sicuro e sostenibile. La Camera, ieri, ha approvato il ddl Nucleare con 155 voti a favore. A fronte di otto astenuti, ci sono stati 86 no. La politica ha le sue ragioni, comprensibili alla luce del fatto che, da qui a qualche mese, partirà la campagna elettorale per le politiche del 2027. Ogni occasione è buona per alzare la voce, per opporsi e per fare un po’ di hype. Tutto fa brodo, per carità. Ma il nodo, quello centrale, resta l’energia. I voti vanno e vengono, le bollette alte invece restano. Ecco, l’obiettivo del governo adesso è di abbassare il costo dell’energia. E il ritorno all’energia nucleare rappresenta l’architrave della strategia energetica di Palazzo Chigi.
Pichetto e il ritorno dell’atomo
Il ministro all’Ambiente e Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha incassato l’ok di Montecitorio e ha ribadito che i tempi sono stretti. Si punta ai decreti attuativi del piano per il nuovo nucleare italiano entro Natale. Una scadenza che pare lontana ma che, considerati i tempi parlamentari e, più in generale, della burocrazia, non lo è per niente. Fondamentale, dunque, sarà l’approvazione in tempi rapidi del ddl al Senato. Prima, è questo lo scenario preferito dalle forze di maggioranza, che si arrivi alla pausa estiva dei lavori delle Aule. “La sfida è quella di consegnare a questo Paese un quadro giuridico in questa legislatura affinché per la fine di questo decennio si possano fare le scelte necessarie per dare all’Italia quell’integrazione d’energia di cui ha bisogno”, ha spiegato Pichetto in conferenza stampa.
Un mare di possibilità
Dopo aver ribadito l’ovvio, e cioè che il piano italiano prevederà il nucleare solo per scopi civili, il ministro ha ribadito che l’orizzonte tecnologico è ampio e l’evoluzione che ha interessato il comparto ci porta in dote strutture più piccole, più sicure e molto più sostenibili. “Il nucleare è una scelta energetica di sicurezza per il futuro – che significa responsabilità verso il Paese – ma anche una scelta ambientale e paesaggistica. Per un piccolo reattore nucleare da 300 megawatt servono 3 campi di calcio. Per avere la stessa produzione, occorrono 3.000 campi di calcio di pannelli fotovoltaici”. Ecco. Non solo small reactors, però. Lo sguardo è lungo: “Se mi si dice quando pensi di vedere l’energia da fonte nucleare, da fissione, vi dico 2034-2035 perché poi diventerà molto più veloce”. Bisogna farsi trovare pronti. E l’ok giunto dalla Camera rappresenta il primo passo dell’Italia verso un tanto atteso ritorno all’atomo.
“C’è chi ha proposto la decrescita al Paese…”
Una prospettiva, tra l’altro, che secondo Pichetto è (molto) meno divisiva di quanto ci si aspetti. “Devo dire che sto notando una maggiore propensione da parte dei giovani, e non credo che sia dovuto alla propaganda, forse è perché stanno facendo valutazioni più scientifiche”, ha affermato il ministro. Non ditelo, per carità, al (solito) Angelo Bonelli che spera di arruolare contro il piano energetico le solite truppe di ragazzini (magari alla ricerca di una comoda scusa per bigiare la scuola). “In questo Paese c’è anche chi si è presentato con un programma per la decrescita”, ha anticipato tutti Pichetto riferendosi, va da sé, al M5s che a Latouche, almeno ai tempi di Beppe Grillo, si ispirava apertamente. Insomma, tutti serviti.
Accise mobili e il nodo del gas russo
Mentre si gettano le basi per un ritorno dell’atomo in Italia, diventa necessario affrontare i nodi del presente. Il ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti ha riferito che i tagli alle accise resteranno, nonostante tutto. Detta (ancora) meglio: dal 6 giugno entreranno in vigore le accise mobili e basterà un decreto, senza bisogno di passare dal consiglio dei ministri. Rimane, però, il nodo del gas. E in particolare di quello russo. Matteo Salvini ha affermato di non condividere la chiusura di Pichetto sulle materie prime energetiche da Mosca. Ma senza polemiche. “Non replico a un collega che ha la mia stima. Tengo presente il fatto che oggi, mentre noi stiamo parlando, cinque Paesi europei stanno continuando ad acquistare combustibile dalla Russia, fra cui Francia e Spagna”. Ecco, e questo è un fatto. “Chiedete a Macron e a Sanchez per quale motivo stanno comprando combustibili oggi per centinaia di milioni di euro: nel mese di aprile 1 miliardo e 700 milioni di euro. Per quello che mi riguarda tornare a comprare a prezzi più vantaggiosi rispetto a quello che stiamo spendendo oggi, combustibili in tutto il mondo, Russia compresa, è un tema sul tavolo”.
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