L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

Il caso della grazia a Nicole Minetti e l’antico vizio delle sentenze mediatiche

di Giuseppe Ariola -


Alla fine di una vicenda che ha provocato grande clamore, la grazia concessa a Nicole Minetti resta pienamente valida. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha preso atto delle conclusioni degli approfondimenti svolti dalla Procura generale di Milano secondo la quale “non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato”. Almeno sul piano istituzionale, si chiude quindi un caso che ha alimentato polemiche politiche e non solo, essendo coinvolti i magistrati milanesi ai quali è toccato materialmente valutare la presenza dei requisiti per la concessione del beneficio. A seguito della richiesta del Colle al ministero della Giustizia, dettata dalla diffusione di alcune notizie di stampa che gettavano ombre su Nicole Minetti e sul compagno Giuseppe Cirpiani, gli uffici della Corte d’Appello di Milano guidati da Francesca Nanni hanno condotto ulteriori verifiche.

Gli approfondimenti della procura generale di Milano

Gli accertamenti hanno confermato quanto già emerso nell’istruttoria che aveva preceduto la concessione della grazia. Le condizioni umanitarie poste alla base del provvedimento non risultano smentite e non sono emersi elementi tali da giustificare una revisione dell’atto di clemenza. La Procura generale di Milano ha inoltre concluso che le notizie finite al centro delle contestazioni giornalistiche “non corrispondono al vero” o comunque non trovano riscontro negli elementi raccolti nel corso delle verifiche. Ma la nota del Quirinale contiene anche un altro messaggio, meno esplicito ma altrettanto significativo. Una sorta di risposta tra le righe e chi ha accusato il Colle di aver volutamente tenuta nascosta la notizia della grazia a Minetti.

Le putualizzazioni di Mattarella

Mattarella ha infatti ricordato che da oltre undici anni, in presenza del parere favorevole degli organi giudiziari competenti, la concessione della grazia segue una prassi consolidata e viene valutata esclusivamente sulla base delle finalità umanitarie previste dall’ordinamento. Un passaggio accompagnato dalla precisazione secondo cui non vi è stata alcuna “inconsueta segretezza” nella gestione del caso, poiché nella maggior parte delle concessioni di grazia il Quirinale non diffonde comunicati specifici, soprattutto quando sono coinvolti minori, dati sanitari e vicende familiari particolarmente delicate. In un contesto in cui consuetudine e ritualità hanno un’enorme rilevanza, la forma diventa dunque sostanza e il Presidente Mattarella ha ritenuto di ribadirlo. Soprattutto dopo che le conclusioni della magistratura hanno inevitabilmente riacceso il dibattito, anche sul ruolo avuto da parte dell’informazione nella costruzione del caso.

La vicenda della grazia alla Minetti e le condanne preventive

Nel mezzo, le polemiche politiche che sono giunte fino alla richiesta di dimissioni del ministro Nordio. Per quale motivo non si è ben capito. Ciò che invece è risultato del tutto evidente a conclusione di questa vicenda è un principio che in Italia ancora si fatica a masticare: i processi e gli accertamenti giudiziari in generale si svolgono nelle procure e nei tribunali, non sulle pagine dei giornali o nei salotti televisivi. Il diritto di cronaca è un pilastro della democrazia, ma il prerequisito è il dovere di informare e non il contrario. Per questo motivo, alla luce delle conclusioni raggiunte dagli organi competenti, il caso della grazia a Nicole Minetti rende evidente quanto sia rischioso trasformare ipotesi giornalistiche o sospetti ancora da verificare in sentenze mediatiche.


Torna alle notizie in home