Teheran ha accusato apertamente Washington di sabotare ogni tentativo diplomatico
Le parole di Antonio Tajani davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato hanno segnato un punto di rottura rispetto alla linea seguita in precedenza dal governo italiano. Il ministro degli Esteri, dopo aver definito Itamar Ben Gvir “non degno di rappresentare Israele”, ha annunciato che l’Italia continuerà a spingere per sanzionarlo. Ma soprattutto ha fatto capire che la pazienza è finita. Roma è pronta a valutare misure sui prodotti provenienti dagli insediamenti illegali, in attesa delle proposte della Commissione europea.
I simboli dell’occupazione israeliana e il mercato dell’Ue
Non è un dettaglio tecnico. L’inchiesta di Global Echo ha mostrato come Israele aggiri l’accordo di associazione del 2000. Merci prodotte nelle colonie, anche da soggetti già sanzionati dall’Ue, entrerebbero nel mercato europeo con dazi minimi, come se fossero prodotti israeliani. Un flusso costante di datteri, agrumi e melograni che finanzia l’occupazione dei territori palestinesi e la strategia espansionista dei ministri Smotrich e Ben Gvir.
Alta tensione tra Iran e Usa
Sul fronte iraniano, la situazione è diventata di nuovo incandescente. Teheran ha accusato apertamente gli Stati Uniti di sabotare ogni tentativo diplomatico. Washington parla di negoziati, poi colpisce obiettivi nel sud dell’Iran, violando il cessate il fuoco. Il portavoce Esmaeil Baqaei ha denunciato “messaggi contraddittori” e “azioni illegali sul terreno”.
Il presidente Masoud Pezeshkian ha affermato che l’Iran deve uscire dalla condizione di “né guerra né pace”, ma non accetterà minacce alla propria sovranità. Intanto, l’ambasciata iraniana a Roma ha evidenziato che i raid americani hanno distrutto infrastrutture idriche vitali nella provincia di Hormozgan, lasciando oltre 20mila persone senza acqua. Un atto bollato come “crimine di guerra contro la popolazione civile”.
Mentre Trump minaccia nuovi attacchi contro centrali elettriche e ponti, vantandosi di aver imposto un blocco navale nello Stretto di Hormuz, spacciato per “un muro d’acciaio”, la diplomazia continua a perdere colpi.
La posizione di Russia e Cina
In questo vuoto, Russia e Cina hanno chiesto moderazione. Mosca ha espresso “estrema preoccupazione” e invitato le parti a fermare immediatamente gli “attacchi armati”. Pechino ha esortato tutte le parti a non intensificare il conflitto. Posizioni che, pur dettate da interessi strategici, mostrano in maniera palese che oggi le uniche voci a favore di una soluzione politica non arrivano dagli Usa.