L’amore ai tempi dell’Ai
Non è un oracolo ma uno strumento utile: l'intelligenza artificiale può aiutare la vita di coppia?
Che amore di Ai. Ai tempi dell’intelligenza artificiale, l’algoritmo diventa il terzo incomodo (ma neanche troppo) nella coppia. Intendiamoci. È sempre una questione dell’uso che si fa. L’Ai è uno strumento e, come tale, non è in sé né buono né cattivo. Se, per le questioni di cuore, lo si consulta come un oracolo sarebbe un errore. Non ci si affida all’algoritmo per le cose serie, ci sono questioni che non possono mica essere oggetto di transizione. Non si può appaltare al digitale la propria educazione sentimentale. E questo vale soprattutto per i ragazzi, gli adolescenti.
L’amore ai tempi dell’Ai
Come i gatti (non solo quelli in amore) si gonfiano per sembrar più grandi ma, in fondo, si aggrappano a tutto pur di avere una dritta, un consiglio, un insegnamento. Ieri erano le proiezioni zodiacali, gli oroscopi spinti fino all’individuazione delle compatibilità con la raffinatissima pratica della comparazione dei temi astrali. Roba che manco Champollion, quando ebbe da decifrare i geroglifici egizi della stele di Rosetta. Ma che, con l’avvento dei telefonini e (molto) prima della digitalizzazione, ci siamo ritrovata dritta nei messaggini (a pagamento) che rispondevano alle supreme domande sul futuro di coppia. “Metti suo nome e tuo nome coi segni zodiacali”, ricordate? Ci mandavano pure la suoneria buffa in (costoso) omaggio. Ne abbiamo fatte, anche noi, di fesserie. Per carità, l’intelligenza artificiale può servire (anche) a questo. Ma non è certo il modo più pratico e intelligente, appunto, per sfruttare le millemila possibilità che l’algoritmo può offrire alla coppia. Basta fare uno switch furbo. L’Ai è uno strumento e non un oracolo d’amore. Uno Scapino, non una Pizia. Quindi va usato, non adorato.
Uno strumento (e non un oracolo) utile?
Come? Semplice. Utilizzare le possibilità messe a disposizione dall’intelligenza artificiale può aiutare davvero la coppia. Basta digitare (o addirittura pronunciare) qualche frase per organizzare in pochi secondi una bella serata da passare insieme. Un consiglio sul ristorante romantico, per dire. E poi è un affare dell’Ai sbrigarsi la noia di prenotare un tavolo per due, verificando disponibilità, eventuali necessità e ogni tipo di rottura. Ciò che porterebbe via almeno un’oretta, si risolve in pochi minuti. Con la garanzia (fino a un certo punto, però perché il grosso dipende da noi) di far bella figura e di passare una bella serata. Questo, però, non è che l’entry level. Di possibilità messe a disposizione dall’Ai ce ne sono tante. E, sempre di più, sembrano prendere piede anche nell’uso comune, quotidiano.
Scapino digitale, un assistente che può aiutare
L’esperienza di ogni giorno ce lo conferma. Viviamo attaccati a uno smartphone. Caterve di messaggi, valanghe di notifiche e per fortuna abbiamo smesso di scambiarci gli squilli. Almeno quello. Epperò non possiamo essere sempre disponibili a controllare quello che succedere, a rispondere a ogni sollecitazione. È normale. È umano, troppo umano come direbbe il filosofo coi baffoni a manubrio che finì pazzo. La giornata è fatta di ventiquattro ore e abbiamo pure tanto lavoro da sbrigare. Però non è mica bello deludere il nostro partner. Che si attende una risposta, magari dolce, dopo aver mandato un Whatsapp. Non siamo sempre così in forma da replicare in tempo reale, né abbiamo la pazienza per farlo. La testa è altrove e capita. Può capitare, per carità. Non siamo robot, è umano troppo umano, per citare di nuovo Nietzsche. In questo caso, ecco che ci può venire in soccorso proprio l’intelligenza artificiale. L’Ai legge il messaggio che ci è arrivato e la si può incaricare di rispondere, stando bene attenti però a “settare” il tono. Già, perché su molte piattaforme si può scegliere tra un’impostazione romantica, ed è quella che va preferita, oppure professionale. Sarebbe davvero strano rispondere a un “buongiorno amore, ti auguro un’ottima giornata” con uno “Spettabile partner, ricambio cordialmente”.
L’immancabile dilemma etico
Chi usa questo escamotage, sapendo come giostrarsi tra le varie opzioni e le diverse opportunità, non torna più indietro. È una svolta. Perché, assicura a mezza voce ma con gli occhi grati, non deludendo le aspettative del partner si supera in scioltezza ogni possibile occasione di litigio. In pratica, puoi aver bisticciato col capo o essere rimasto imbottigliato nel traffico ma, comunque, rispondere a un messaggio che forse in quel momento si può reputare inopportuno senza fare un plissé né lasciar intendere di aver perso le staffe. Una svolta, specialmente per gestire una relazione quotidiana. Va da sé, però, che si impone un altro problema etico. Più traducibile con la domanda: e se ci sgama? Ecco, in quel caso bisogna intendersi. Lasciare che sia l’assistente Ai a rispondere, in un certo senso, è comunque un atto d’amore. Già, perché piuttosto che far pesare su un altro le nostre ansie, angosce o incavolature momentanee, s’è preferito un gesto rassicurante. Non è poi così banale anche se, come è sempre bene fare, bisognerebbe mettersi nei panni dell’altro. A noi farebbe piacere credere di chattare con chi amiamo mentre, in realtà, lo stiamo facendo con un bot?
Un mezzo da adulti
E la risposta, sia chiaro, non è mica così scontata. Non è mica detto che sia un no secco. Se, poi, chi amiamo è della vecchia scuola e ci rimarrebbe malissimo a scoprire che le parole lette, che immaginava pensate da voi, sono invece parto digitale di un algoritmo, non rimane altro che ricorrere all’ultima, e definitiva, carta: negare sempre. Meglio farlo per questo che per altro. E, comunque, è sempre meglio utilizzare così l’intelligenza artificiale che finire per innamorarsene. I casi di amore tra umani e Ai, a quanto pare, sarebbero in aumento. E parliamo di adulti, non solo di ragazzini. Gente che, al netto di casi sensibili e di problemi seri, diciamolo e nemmeno troppo sottovoce, pur di guadagnarsi il quarto d’ora di celebrità profetizzato da Andy Warhol e reso realtà concreta dai social, sarebbero disposti a sposare robot e a baciare paguri elettrici. Gli eccentrici ci sono sempre stati. Come quelli che dicevano d’amare i fantasmi che a loro, e solo a loro, si palesavano a mezzanotte. Ma l’algoritmo, se possibile, è entità ancora più inafferrabile degli spettri. Che, comunque, hanno una loro personalità. L’Ai, invece, è programmata per essere accondiscendente, dolce e carina, oppure (c’è a chi piace così…) dura e autoritaria. Questo, però, non è amore.
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