L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

A destra c’è Vannacci, a sinistra la cosa più interessante è… Valentina Nappi

di Alessandro Scipioni -


​Il panorama politico italiano assomiglia a un vasto teatro geologico in cui le faglie tradizionali continuano a spaccarsi, rivelando sottoprodotti inattesi e figure spiazzanti. Da un lato dello spettro, la destra si muove al ritmo cadenzato e muscolare dagli slanci di Roberto Vannacci. Il programma del suo neonato movimento, Futuro Nazionale, non fa sconti, tra la messa in discussione dell’aborto come diritto (tutta la mia personale solidarietà non ho mai creduto possa esistere un diritto all’omicidio), l’avversione alle unioni civili, l’intento di portare i militari nelle aule scolastiche e una visione ferrea e identitaria della società, le opposizioni gridano allo scandalo, scomodando paragoni storici al limite del parossismo.

​Eppure, liquidare queste pulsioni come semplici rigurgiti anacronistici è il peccato mortale di un’intelligenza progressista affetta da miopia cronica direi patologicamente irreversibile.

La storia recente è piena di forze politiche sottovalutate, e sottovalutare ciò che si agita nella pancia del Paese è l’errore che si commise all’alba dell’esplosione tellurica del Movimento 5 Stelle, o quando un rottamatore di nome Matteo Renzi passava per provocatore folkloristico prima di scalare il potere, o ancora quando la Lega di Salvini e i primordi di Fratelli d’Italia venivano confinati ai margini del ghetto politico prima di diventare perni dell’esecutivo. La destra si muove, sbaglia, eccede, ma intercetta un disagio esistenziale profondo.

Valentina Nappi, la voce che spiazza la sinistra

​E a sinistra?

Se guardiamo al cosiddetto campo largo, o sconfinato a seconda della mancanza di senso del limite, lo scenario appare desertificato. Da un lato registriamo l’opportunismo tattico di Giuseppe Conte, la cui parabola si è inevitabilmente incardinata in quella stessa continuità istituzionale che il grillismo delle origini prometteva di scardinare; dall’altro, l’astrattezza algoritmica e spesso autoreferenziale di Elly Schlein, percepita dal Paese come estranea alle urgenze reali. Anche le ipotesi di nuove federazioni a sinistra dei cinquestelle, o l’appeal intermittente di figure come Alessandro Di Battista, faticano a rappresentare un’alternativa concreta.

​Paradossalmente, l’analisi politica più lucida e spiazzante non arriva dai banchi del Parlamento o dalle redazioni dei grandi quotidiani, ma da un video di commento politico firmato da Valentina Nappi. Certo, siamo di fronte a un’antitesi radicale rispetto a qualsiasi canone conservatore o tradizionale. Ma liquidare l’influencer e attrice appellandosi a facili pregiudizi morali significa rifiutare di misurarsi con il vero cancro del dibattito pubblico contemporaneo che attanaglia la sinistra, ma si riflette sull’intero Panorama . Un deserto ideologico fatto di posture woke, di dogmi gender , di cancel culture e di un pensiero appiattito sui binari prefissati dell’algoritmo.

​Nel suo intervento, la Nappi mette in evidenza l’incompatibilità strutturale tra le derive identitarie della destra e la modernità secolare, richiamando la linfa vitale dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese. Ma qui si impone un salto di qualità nella riflessione, un affondo storico che eviti le scorciatoie ideologiche.

Nappi e l’Illuminismo: la sfida intellettuale alla modernità

L’Illuminismo non fu un monolite dogmatico. La distanza antropologica e politica che separa la visione di Voltaire da quella di Rousseau, il moderatismo di Montesquieu e Mirabeau rispetto al radicalismo giacobino di Robespierre e poi la lungimiranza di Danton che aveva compreso gli errori, dimostra che la modernità è nata da un conflitto aspro di idee, non da una pacifica petizione di principio.

​È proprio a questo punto che si apre l’interrogativo più vertiginoso, una domanda che vale la pena rilanciare direttamente a Valentina Nappi e al suo percorso intellettuale. È disposta questa riflessione a spingersi fino in fondo, accettando di interrogarsi sulla crisi strutturale del mondo moderno?

​Il punto cieco della modernità secolarizzata risiede nell’aver edificato una titanica infrastruttura materiale ed economica priva di un baricentro valoriale, finendo per smarrire il proprio senso di marcia sotto i colpi di un multiculturalismo acritico e di un relativismo etico che tutto livella e tutto svaluta. Quando i punti di riferimento svaniscono, la società smette di reggersi autonomamente, implode, aprendo varchi alle nostalgie di ciò che fu o alle crociate identitarie.

​Se Pier Luigi Bersani, figura di solida tempra intellettuale ma penalizzata dal non riuscire a fare presa emotiva sulle masse, continua a diagnosticare i mali della sinistra senza riuscire a curarli, forse la vera scossa tellurica, il vettore di una mutazione genetica in grado di scuotere il centrosinistra, potrebbe arrivare proprio da outsider radicale come Valentina Nappi.

Valentina Nappi in politica? Il campo largo allo specchio

​In fondo, se a destra il fenomeno Vannacci viene vissuto come un elemento di salutare (o inquietante) destabilizzazione, a sinistra la voce della Nappi, capace di coniugare una corporeità dirompente con un audace e diretto livore critico, si configura come un fattore di profonda e salutare eversione intellettuale. Una destabilizzazione radicale che non fa sconti né al conformismo conservatore né al piattume progressista, ponendo l’intero campo largo di fronte allo specchio implacabile della propria inconsistenza.

​Viene da scommettere che se Valentina Nappi decidesse di scendere nell’agone politico per occupare quello spazio di centro-sinistra laico, radicale o comunque lo si voglia chiamare, erede di quella  tradizione che fu dei vecchi radicali o della Rosa nel Pugno, finirebbe per rastrellare più voti, consensi e attrattiva mediatica di quanti Matteo Renzi e Carlo Calenda riescano a racimolare oggi mettendosi faticosamente insieme.

La domanda più scomoda in tutto questo scenario è se i dossettiani, che sono la componente più autorevole del cattocomunismo/progressismo italiano, alla fine della fiera tra la radicale restaurazione dottrinaria di Futuro Nazionale e la sfrenata corsa di Valentina Nappi verso i campi sconfinati dalla voluttà deregolata e della società liquida; quale visione sposerebbero se non come ideale, come la più accettabile.

Oso ardire nella visione di uno scenario nel quale, fosse per loro, avremmo finalmente una Papessa…chissà sempre meglio del deserto

TUTTE LE ULTIME NEWS DI POLITICA


Torna alle notizie in home