L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



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Cercarsi per non perdersi. Prontuario minimo contro il rumore del mondo

Il chiarore tremante dell'estate e la luce che resta tra le ombre

di Ernesto Ferrante -


Ci sono giorni in cui il caldo sembra sciogliere i contorni delle cose, e il mondo – quello vicino dei dehors con la musica sparata e quello lontano dei fronti in Ucraina e in Libano – pulsa come un’unica, immensa cassa armonica. È in queste ore sospese di giugno, dove il rumore si fa quasi sostanza, che “E ti vengo a cercare di Franco Battiato torna come un richiamo sottile, una bussola che vibra anche quando non la guardiamo.

Non serve citare la canzone per intero per sentirne la forza. Basta ricordare che lì, in quelle parole, c’è l’idea che la presenza dell’altro illumini la nostra essenza. Che cercare qualcuno o qualcosa sia un gesto che ci salva dal disordine del mondo. È un invito a un pellegrinaggio interiore, a un movimento che non ha nulla di mistico, ma di profondamente umano.

Nel caos, la ricerca dell’essenziale diventa un varco

Il nostro contributo vuole essere un piccolo prontuario lirico, non esaustivo e forse nemmeno sistematico, per non smarrirsi. Un taccuino di bordo per attraversare giornate in cui il rumore sembra vincere sempre, con il chiacchiericcio dei notiziari che si perdono dietro gossip e beghe di bassa lega, la volgarità muscolare alla Trump che continua a impregnare il discorso pubblico internazionale e la brutalità di una retorica che semplifica tutto e nobilita il peggio. In questo paesaggio, ritrovare la delicatezza del pensiero è già un atto politico, oltre che poetico.

Una ricerca che non eleva verso l’alto, ma verso il centro

Il maestro ci suggerisce che la ricerca dell’Uno, dell’essenziale, non è fuga. È ritorno e cura verso se stessi e verso il mondo. È la scelta di non accontentarsi delle piccole gioie quando diventano anestesia, di non lasciarsi trascinare dall’indignazione a comando, di non confondere la passione con l’isteria. È un invito a emanciparsi dall’incubo delle pulsioni vendute come necessarie.

Ritrovare la delicatezza mentre il mondo amplifica il frastuono

E allora, in questo solstizio d’estate che brucia e vibra, possiamo provare a fare come nella canzone: cercare. Cercare un volto, un pensiero, un silenzio che non sia vuoto ma spazio. Cercare un punto fermo che non cancelli il caos, ma lo renda attraversabile. Cercare la nostra radice, anche solo per un istante. Anche la luce, al culmine del suo regno, ci ricorda che ogni “pienezza” è un invito a trasformarsi.

Forse è questo il vero antidoto al brutto luccicante. Non un’illusione di purezza, non un ritiro ascetico, ma un gesto di attenzione. Una piccola rivoluzione quotidiana per restare umani mentre il mondo, intorno, continua a fare rumore.


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