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Primarie e tensioni nel centrodestra: Salvini rilancia Sardone, Vannacci avverte

di Eleonora Manzo -


Un esisto non scontato quello delle primarie della Lega a Milano, che ridisegna i confini della politica di centrodestra per le elezioni del sindaco, ma anche per gli equilibri interni alla coalizione.

Matteo Salvini e Silvia Sardone escono vincitori da queste primarie e riposizionano il ministro, dopo mesi di flessione nei consensi, al centro delle trattative coalizionali, imponendo una nuova accelerazione ai partner di governo.

Sardone, vede consolidarsi il proprio profilo come nome spendibile per la corsa a Palazzo Marino e non solo per visibilità e radicamento, ma anche per la capacità di incarnare una proposta riconoscibile per l’elettorato del centrodestra. E allora il vice premier, mostra subito i muscoli e ne sostiene la candidatura proponendola come candidata della coalizione.

È il profilo che meglio risponde alla necessita di Salvini di marcare il territorio, rilanciare il peso del partito in città e presentare una figura capace di tenere insieme identità politica, contatto sul territorio e comunicazione mediatica.

Ma non sarà così facile mettere insieme le idee della coalizione. Fratelli d’Italia difficilmente rinuncerà a far valere il proprio peso in una partita simbolica come Milano e, soprattutto in questo momento storico, potrebbe voler ribadire il proprio peso candidando un esponente proprio e guardando con perplessità e scettiscismo a una candidatura troppo schiacciata sull’asse leghista.

Il partito di Giorgia Meloni sa che il capoluogo lombardo ha un valore che va oltre il piano amministrativo, è un test politico nazionale, e per questo non accetterà facilmente di limitarsi a un ruolo di sostegno senza contropartite politiche chiare.

Anche Forza Italia, che al momento non gode di crescita nei consensi, potrebbe muoversi con prudenza. E Milano, centro assoluto di un mondo produttivo e riformista, che un po’ li rispecchia, potrebbe essere un buon trampolino di lancio per un candidato della propria scuderia.

Per questo la possibile investitura dell’europarlamentare leghista, pur rafforzata dall’esito delle primarie, non può ancora considerarsi un passaggio automatico. Le primarie sono state certamente una prova importante del clima milanese, e ignorarlo sarebbe folle, ma ora bisognerà comunque misurarsi con la necessita di trovare una sintesi politica più ampia.

A Milano, più che altrove, la scelta del candidato non dipende solo dai rapporti di forza interni ai partiti, ma dalla capacità del centrodestra di presentarsi con una figura competitiva, credibile e davvero condivisa.

E la vera partita comincia adesso, quando il successo interno dovrà trasformarsi in una candidatura capace di tenere insieme ambizioni, equilibri e diffidenze di tutta la coalizione.

Sullo sfondo resta anche la posizione dell’area più vicina a Roberto Vannacci, che rivendica spazio e segnala come, in questo quadro, manchi ancora una candidatura espressione della loro sensibilità politica.

Un elemento che aggiunge ulteriore pressione alla trattativa nel centrodestra e conferma come la strada verso una sintesi condivisa sia ancora tutta da costruire.


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