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Esteri

L’Iran apre all’Aiea, gli Usa spingono sull’accordo

I negoziati in Svizzera

di Ernesto Ferrante -


I negoziati tecnici tra Stati Uniti e Iran non si fermano con la partenza della delegazione iraniana da Burgenstock. Il vicepresidente americano JD Vance ha precisato che le discussioni proseguiranno “nei prossimi giorni e nelle prossime settimane”, definendo il primo round “un’ottima base per un accordo finale di successo”.

Il programma nucleare dell’Iran

Teheran ha accettato di far rientrare gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che erano stati allontanati dopo il primo intervento militare israeliano sostenuto dagli Usa. Per Washington, il ritorno dell’Aiea è il primo passo verso una verifica concreta del programma nucleare iraniano. L’indiscrezione è stata anticipata dal giornalista di Axios Barak Ravid, poi confermata da Vance. “Gli iraniani hanno accettato di invitare nuovamente gli ispettori”, ha dichiarato il vicepresidente aggiungendo che è “un traguardo importante per il popolo americano”.

La mossa degli Usa sul petrolio di Teheran

Il Dipartimento del Tesoro ha emesso una licenza generale di 60 giorni che autorizza la produzione, la consegna e la vendita di petrolio e prodotti petrolchimici iraniani fino al 21 agosto. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha collegato direttamente la decisione ai “produttivi colloqui in corso in Svizzera”, sottolineando l’impegno iraniano a garantire libertà di transito nello Stretto di Hormuz. La Casa Bianca usa un alleggerimento mirato delle sanzioni come incentivo negoziale, mantenendo però la leva economica intatta grazie alla durata limitata della licenza.

Il nodo Libano e la posizione di Netanyahu

Vance, insieme al genero di Trump Jared Kushner e al premier del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ha chiamato il presidente libanese Joseph Aoun. Sul tavolo il consolidamento del cessate il fuoco, il contenimento dell’escalation israeliana e la creazione di un gruppo di lavoro internazionale dedicato alla stabilità del Libano. Gli Usa vogliono evitare che il fronte libanese comprometta i progressi con l’Iran.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito tuttavia che le Forze di Difesa Israeliane mantengono “piena libertà d’azione” nel sud del Libano. Ha rimarcato inoltre che Israele resterà nella “zona di sicurezza” finché necessario per proteggere il nord del Paese.

La Siria non accoglie la richiesta statunitense

Il presidente siriano Ahmad al-Sharaa ha chiarito che Damasco non interverrà militarmente nel Paese dei Cedri contro Hezbollah, nonostante l’auspicio del presidente americano Trump. Al-Sharaa ha indicato la via “diplomatica, economica e politica” per la stabilità regionale. Il premier libanese Nawaf Salam ha ringraziato la leadership della Siria.


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