Parla Meloni: Vannacci, il prossimo inquilino del Quirinale e…
L'intervista a Rete4, il dibattito riaperto sul futuro della maggioranza e del Colle
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Rete4 ospite di '10 minuti' in onda stasera su Rete 4, intervistata da Nicola Porro, 29 giugno 2026. ANSA/MEDIASET + NO SALES - EDITORIAL USE ONLY + NPK
L’intervista a Rete4: parla Meloni, rompe il silenzio su Vannacci (“Vota come la sinistra”) e apre al Quirinale di centrodestra nel 2027.
L’intervista
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ospite del programma “10 Minuti” su Rete4, ha tracciato la nuova linea strategica dell’esecutivo. Innanzitutto, liquidando politicamente l’ascesa di Roberto Vannacci e del suo movimento Futuro Nazionale.
Quasi mettendo a tacere i rumors su FdI che apre a Fn, la premier ha respinto con durezza l’ipotesi di una futura alleanza. E ha parificato di fatto il generale alle opposizioni progressiste.
“Non mi pare ci sia grande differenza tra lui e gli altri partiti di opposizione: votano come la sinistra, parlano contro di noi tutto il giorno”. Nel suo affondo, Meloni ha allargato la mappa degli avversari includendo Schlein, Conte, Bonelli e Renzi nella medesima “compagnia cantante”. E ha sottolineato l’impossibilità di stabilire un dialogo programmatico con una forza politica che, pur muovendosi su temi cari alla destra, agisce con un intento puramente distruttivo. “Difficilmente tu puoi costruire qualcosa con qualcuno che palesemente vuole solo distruggere”, le sue parole.
E il Colle? Parla Meloni
Il passaggio più rilevante sul piano istituzionale, la successione di Sergio Mattarella nel 2027. Da lei, una dichiarazione che punta ad abbattere lo storico monopolio del centrosinistra sul Colle.
Per la premier, l’elezione di un Capo dello Stato di area conservatrice rappresenta uno scenario “terribile per un certo establishment che esiste”, ma pienamente legittimo in una democrazia matura.
“Si pensava che niente potesse cambiare e invece si è dimostrato che le cose potevano cambiare e quindi non è detto che non possa superarsi anche questo altro grande tabù, quello di avere un presidente della Repubblica che non è di centrosinistra”.
Meloni ha rivendicato la valenza simbolica e culturale di questa svolta, definendola il compimento di un percorso di riscatto per l’intero elettorato di destra.
“Sarebbe un altro modo di dire una cosa che cerco di affermare da tutta la vita, cioè che chi non è di sinistra non è un figlio di un dio minore, ha gli stessi diritti degli altri. Valeva per la presidenza del Consiglio e potrà valere per la presidenza della Repubblica”.
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