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Politica

Matilde Siracusano: “Vannacci? Gli slogan non risolvono i problemi. Ora una legge contro l’odio sul web”

di Laura Tecce -


Rivendica la linea del governo sulla politica estera, esclude elezioni anticipate e rilancia la necessità di una legge contro l’hate speech. La sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano, affronta i principali dossier politici: dalla geopolitica alla legge elettorale, fino alla giustizia e ai social.

Sottosegretaria, in un quadro internazionale sempre più instabile, qual è oggi la priorità dell’Italia?

“La priorità è non correre il rischio di indebolire l’Occidente. Al di là delle posizioni del presidente Trump, sarebbe un grave errore mettere in discussione il rapporto con gli Stati Uniti. Il governo italiano ha mantenuto una linea seria e autorevole, rafforzando l’Alleanza Atlantica e dimostrando, quando è stato necessario, anche autonomia nelle proprie scelte. La credibilità internazionale dell’Italia oggi è riconosciuta”.

C’è chi continua a ipotizzare elezioni anticipate. È uno scenario realistico?

“No. Il presidente Meloni è stato coerente fin dall’inizio: ha sempre detto che la legislatura sarebbe arrivata a scadenza e così sarà. Ci attende una legge di Bilancio importante. In questi anni abbiamo rimesso in ordine i conti pubblici, nonostante la crisi energetica e il difficile contesto internazionale, smentendo chi prevedeva il contrario. Lo shock fiscale che avevamo immaginato non è stato ancora possibile realizzarlo, ma la direzione è quella: ridurre la pressione fiscale. Grazie alla stabilità raggiunta potremo consolidare le misure già adottate, dal taglio del cuneo alla riforma dell’Irpef, e continuare a sostenere famiglie e imprese”.

Continua a far discutere la crescita di Roberto Vannacci. La preoccupa?

No, perché non credo che questo consenso sia destinato a durare. Vannacci occupa uno spazio politico, ma non ha un’offerta programmatica. È facile soffiare sul fuoco della rabbia e del populismo; molto più difficile è governare, dare risposte concrete. L’immigrazione, ad esempio, è un tema serio: va contrastata quella irregolare, accelerando i rimpatri, ma bisogna anche governare i flussi regolari e favorire l’integrazione di chi viene in Italia per lavorare e rispettare le regole. Le questioni si affrontano con il buon senso, non con gli slogan”.

Però proprio su sicurezza e immigrazione una parte dell’elettorato di centrodestra ritiene che il governo abbia fatto meno di quanto promesso…

“Non condivido questa lettura. Il governo ha fatto il massimo e continuerà a fare la sua parte. Ripeto: i flussi vanno governati, anche perché ci sono settori in cui le imprese non trovano più manodopera. La sfida è proprio questa: coniugare il contrasto all’immigrazione irregolare con un modello di integrazione efficace per chi contribuisce alla crescita del Paese. Da siciliana conosco bene anche le difficoltà del Sud, dove esistono realtà come il caporalato e lo sfruttamento degli immigrati regolari, che richiedono risposte concrete. Il governo ha intrapreso la strada giusta: serve tempo per costruire un modello efficace, ma i dati del Ministero dell’Interno, rispetto al passato, sono incoraggianti. Il resto mi sembra soprattutto una narrazione propagandistica”.

Sulla legge elettorale avete trovato una quadra, ma resta ancora da sciogliere il nodo delle preferenze…

“Potrebbero esserci ancora emendamenti e ci sarà tutto il tempo per discutere eventuali correzioni. Sul tema delle preferenze vedo un po’ di ipocrisia: c’è chi le sostiene a fasi alterne. Personalmente credo che un sistema basato sulle preferenze rischi di penalizzare una parte importante della società civile – penso a professori universitari, scienziati e professionisti – che difficilmente potrebbero competere sul piano del consenso personale. Si può ragionare su un sistema misto. La vera priorità, però, è un’altra: garantire governabilità e stabilità. Il sistema elettorale non è un tema lontano dai cittadini, perché chi vota vuole sapere con certezza chi governerà il giorno dopo le elezioni. In questi anni abbiamo visto quanto la stabilità politica abbia anche un valore economico”.

Lei ha denunciato pubblicamente gli insulti e i commenti sessisti che riceve sui social. La politica è ancora in ritardo nel contrastare l’hate speech?

“Il fenomeno sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. Ne è la dimostrazione l’ultima ondata di odio social che ha investito la ministra Roccella, a cui va tutta la mia solidarietà. Quel video era nato anche con un po’ di ironia: volevo ridicolizzare gli haters che si nascondono dietro l’anonimato. Io ho le spalle larghe, ma tante ragazze vivono quegli attacchi in modo drammatico, fino a casi di depressione. Per questo credo che sia arrivato il momento di intervenire. Stiamo lavorando a un testo che possa raccogliere la più ampia convergenza parlamentare e che sia realmente efficace, affrontando anche il nodo dell’anonimato sul web. Mi auguro che su un tema come quello dell’odio on line si riesca ad andare oltre le appartenenze politiche. Parallelamente serve una riflessione sull’uso dei social da parte dei minori. Il digitale è parte della nostra vita e non possiamo pensare di tornare indietro, ma è necessario introdurre regole più chiare e tutelare i ragazzi più fragili. È una responsabilità che riguarda la politica, ma anche le famiglie. È una battaglia che considero prioritaria”.

A proposito di nuovi mezzi di comunicazione, anche la politica oggi corre alla velocità dei social. È necessario adeguare il linguaggio e il proprio modo di comunicare?

“È obbligato a farlo. Oggi bisogna saper tradurre temi complessi in messaggi semplici, essere diretti e parlare a tutti, soprattutto ai più giovani che si informano prevalentemente attraverso i social. Ma questo non significa banalizzare i contenuti. La comunicazione è un lavoro e improvvisare raramente funziona: anche la politica dovrebbe affidarsi di più a professionisti del settore. Oggi saper spiegare bene ciò che si fa è importante quasi quanto farlo”.

C’è un tema che le sta particolarmente a cuore e che vorrebbe vedere realizzato nell’ultimo anno di legislatura?

“Mi piacerebbe almeno avviare il confronto sulla responsabilità dei magistrati. È un principio di civiltà: chi sbaglia deve rispondere dei propri errori, come accade per qualsiasi altro professionista, naturalmente senza intaccare in alcun modo l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Ho vissuto personalmente, nella mia famiglia, vicende che mi hanno resa particolarmente sensibile a questo tema. Quando un innocente finisce in carcere per un errore o, peggio, per dolo, la sua vita e quella dei suoi familiari vengono devastate. Per questo Forza Italia continua a portare avanti la battaglia garantista. Il ministro Nordio ha già introdotto importanti correttivi ma c’è ancora molto da fare. Anche sul referendum per la separazione delle carriere abbiamo pagato un deficit di comunicazione: nell’era dei social bisogna saper spiegare riforme complesse con un linguaggio semplice, altrimenti prevalgono la disinformazione e gli slogan”.


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