Caso Corvi: il Dna sui francobolli delle cartoline da Firenze può rielaborare diciassette anni di misteri
L’incidente probatorio
Il caso di Barbara Corvi torna in un laboratorio di genetica forense. Nella mattinata di mercoledì 8 luglio, davanti al gip di Terni Barbara Di Giovannantonio, si è aperta l’udienza dell’incidente probatorio richiesto dalla Procura nell’ambito della terza inchiesta sulla scomparsa della donna, svanita nel nulla il 27 ottobre 2009 da Montecampano di Amelia quando aveva 35 anni.
L’incarico per gli accertamenti biologici è stato affidato alla genetista forense Loredana Buscemi, che dovrà cercare eventuali tracce di Dna sui francobolli delle due cartoline spedite da Firenze e recapitate ai figli di Barbara nei primi giorni di novembre di quell’anno, a pochissima distanza dalla sparizione della donna.
Le cartoline e le perizie
Quelle cartoline rappresentano da sempre uno degli snodi più controversi e insieme più enigmatici dell’intera vicenda. Recavano la firma di Barbara e un messaggio rassicurante, nel quale la donna avrebbe manifestato l’intenzione di trascorrere un periodo lontana da casa.
Le perizie calligrafiche disposte all’epoca stabilirono però che a scriverle non era stata lei. Per gli inquirenti si trattò – fin da subito – di un tentativo di depistaggio costruito per accreditare la tesi dell’allontanamento volontario.
Oggi le tecniche di biologia forense consentono di interrogare di nuovo quei reperti, con una sensibilità analitica impensabile diciassette anni fa; anche poche cellule depositate nel gesto di inumidire un francobollo possono oggi restituire un profilo genetico utilizzabile e ben definito.
Sono tre i profili a confronto
Il perito dovrà inoltre rilevare le possibili ed eventuali tracce biologiche presenti sui francobolli e successivamente confrontarle con i profili genetici di tre persone.
Roberto Lo Giudice, ex marito di Barbara, suo fratello Maurizio – entrambi indagati per omicidio volontario e occultamento di cadavere su iniziativa dei pubblici ministeri Elena Neri e Marco Stramaglia – e Carlo Barcherini, l’uomo che all’epoca aveva una relazione con la donna.
Barcherini non è indagato ed è considerato estraneo ai fatti, ma il suo Dna sarà comunque comparato con i campioni, come chiesto dalla difesa dei fratelli Lo Giudice, e il gip gli ha riconosciuto la facoltà di farsi assistere da un legale.
Le operazioni peritali cominceranno il 27 luglio; la relazione dovrà essere depositata entro la fine di settembre prossimo e il 7 ottobre è già stata fissata l’udienza per la discussione dei risultati. La Procura ha nominato come proprio consulente il genetista Emiliano Giardina, mentre i difensori degli indagati, gli avvocati Giorgio Colangeli e Cristiano Conte, hanno indicato il medico legale romano Leonardo Grimaldi.
La storia tra aperture e archiviazioni
La storia giudiziaria della scomparsa di Barbara Corvi è fatta di aperture e chiusure. Una prima indagine – aperta con l’ipotesi di sequestro di persona – venne archiviata nel 2014 senza che emergessero elementi decisivi.
Nel 2020, anche grazie alla tenacia delle sorelle della donna e alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, il fascicolo venne riaperto. Nel marzo 2021 Roberto Lo Giudice fu arrestato, ma il tribunale del Riesame ne dispose la scarcerazione e nel dicembre 2024 la posizione dei due fratelli venne nuovamente archiviata.
La Procura di Terni, guidata da Antonio Laronga, ha però deciso di non fermarsi, puntando proprio sugli accertamenti irripetibili sul materiale conservato nei fascicoli, nella convinzione che i progressi della biologia forense possano ancora restituire risposte.
Le accuse -respinte –
Lo Giudice ha sempre respinto ogni accusa, sostenendo che la moglie si sia allontanata di sua volontà e che le attenzioni degli inquirenti derivino dal suo cognome, legato a contesti di ‘ndrangheta ai quali dice di essere del tutto estraneo.
Sul fronte opposto, la famiglia d’origine di Barbara – assistita dall’avvocato Giulio Vasaturo – ha espresso piena fiducia nel lavoro della magistratura, nella speranza che questa nuova stagione di indagini possa finalmente restituire una verità attesa dal 2009.
La speranza
In mezzo restano due cartoline con tanto di francobolli non inviate da Barbara Corvi, un corpo mai trovato e una domanda che da diciassette anni attende una risposta: che fine ha fatto Barbara Corvi? La scienza – unita alla tecnologia – ha novanta giorni di tempo per provare a dare una risposta.
Torna alle notizie in home