Commissione Covid, Bignami in audizione: ora tocca a Conte
Stasera (o al massimo mercoledì), nell’aula del secondo piano di Palazzo San Macuto, andrà in scena l’audizione del deputato di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid. Un’audizione che arriva nel pieno di uno scontro politico che si è fatto via via più acceso, e che punta dritto verso l’appuntamento più atteso: quello con l’ex premier Giuseppe Conte, fissato — salvo nuovi rinvii — per lunedì 4 agosto. Sempre che nel frattempo si dimetta dalla Commissione e il M5S indichi un sostituto, condizione indispensabile per procedere.
Difatti, per potersi far audire, Bignami si è dimesso dalla Commissione — è stato sostituito dalla collega Montaruli — ma tornerà a farne parte una volta conclusa la sua deposizione. Dall’audizione del deputato meloniano potrebbero emergere, secondo le discrezioni, tematiche che da settimane alimentano la polemica tra FdI e M5S.
Bignami in audizione in Commissione Covid: le indiscrezioni
Tra i punti sui quali Bignami potrebbe concentrare il proprio intervento ci saranno innanzitutto i ricorsi presentati al Tar per ottenere l’accesso agli atti relativi a quello che il parlamentare FdI definisce un piano pandemico “riservato”, predisposto nella prima fase dell’emergenza.
Un’ipotesi che Giuseppe Conte ha sempre respinto, negando l’esistenza di un piano segreto, ma sulla quale il contenzioso amministrativo ha consentito di acquisire documentazione che ora la Commissione intende approfondire. Un secondo filone potrebbe riguardare i verbali della task force costituita a Palazzo Chigi durante i mesi più difficili della pandemia.
Anche in questo caso l’accesso agli atti è arrivato dopo un ricorso accolto dal Tar, che ha portato alla consegna della documentazione richiesta, nonostante fino a quel momento l’ex presidente del Consiglio avesse escluso l’esistenza di verbali o documenti riservati. Bignami potrebbe anche richiamare una vicenda risalente alla primavera del 2020, quando inviò una Pec all’allora commissario straordinario Domenico Arcuri chiedendo maggiore trasparenza sui contratti stipulati per l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale. Secondo indiscrezioni, quella richiesta non ricevette mai una risposta.
La convocazione di Conte
In ogni caso, oggi, ci sarà almeno un passo avanti in questo scontro che dura da mesi. Ancora, tuttavia, nessun movimento lato Cinquestelle. Perché, almeno al momento in cui scriviamo, non sono arrivate le dimissioni da Commissario di Giuseppe Conte necessarie, come detto, per farsi audire. Il presidente della Commissione, il senatore di FdI Marco Lisei, ha spiegato di aver proposto già nell’autunno 2024 a Conte una formula — dimissioni, audizione e rientro in Commissione — che l’ex premier avrebbe inizialmente respinto.
Solo dopo le sollecitazioni di Fratelli d’Italia e le rassicurazioni dei presidenti delle due Camere, Conte si sarebbe reso disponibile, indicando come date possibili il 4 e il 5 agosto; caduta l’ipotesi del 5 (mercoledì, giorno di lavori d’Aula), la scelta è ricaduta su martedì 4. Chiaramente di segno opposto la versione del M5S, secondo cui sarebbe stata la maggioranza a voler fissare l’audizione a ridosso delle elezioni o delle primarie del centrosinistra per ragioni di opportunità politica, e secondo cui Conte avrebbe sempre dato la propria disponibilità. Disponibilità dichiarata, ma evidentemente (ancora) non data. Forse l’esempio di Bignami potrebbe fare scuola per l’ex premier, oppure potrebbe tornare a fare, come ai tempi che furono, il desaparecido.
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