Legge elettorale: il sì della Camera, protestano le opposizioni
La maggioranza si ricompatta. Montecitorio approva la riforma dopo il voto segreto: ecco come funziona
Nuova legge elettorale, primo “sì” della Camera, passa tra le proteste delle opposizioni: “legge truffa”.
Legge elettorale, ok Camera
Montecitorio approva in prima lettura la riforma elettorale con 217 voti favorevoli. Superate le tensioni dei giorni scorsi, la maggioranza si compatta sul voto finale (segreto). Proteste durissime delle opposizioni che inalberano cartelli in Aula.
Ecco come funziona il nuovo sistema tra sbarramenti e premi condizionati
L’Aula della Camera ha approvato la riforma della nuova legge elettorale con 217 voti a favore, 152 contrari e 2 astenuti. Un passaggio cruciale che permette al centrodestra di superare lo scoglio di Montecitorio dopo le forti lacerazioni dei giorni scorsi sul tema delle preferenze.
Il testo passa ora all’esame del Senato, mentre in Aula esplode la protesta delle minoranze che hanno esposto cartelli con le scritte “A casa!” e “Legge truffa”.
Come funziona: i pilastri della riforma
La nuova legge elettorale delinea un sistema d’impianto proporzionale con liste bloccate, fortemente corretto da un premio di governabilità condizionato. Il cuore del meccanismo poggia su regole precise.
Il premio di maggioranza
Il premio scatta solo se una lista o una coalizione di liste riesce a raggiungere almeno il 42% dei voti validi su base nazionale.
I seggi aggiuntivi
Se si supera la soglia, scatta un premio fisso composto da 70 deputati aggiuntivi alla Camera e 35 senatori al Senato, per garantire stabilità all’esecutivo.
La clausola di disattivazione
Il premio decade automaticamente se la Camera e il Senato dovessero vedere vincitrici due coalizioni differenti, evitando così cortocircuiti istituzionali.
Lo scenario del proporzionale puro
Qualora nessuna forza politica o coalizione dovesse riuscire a intercettare la soglia minima del 42%, il sistema elettorale scivolerebbe di fatto su una ripartizione dei seggi in modalità proporzionale pura. Così, obbligando i partiti a trattative post-voto per la formazione di una maggioranza.
Lo sbarramento, il recupero del “miglior perdente”
La soglia di sbarramento resta fissata al 3% ma è previsto il ripescaggio del miglior perdente che non raggiunga questa soglia. Questi voti verranno conteggiati in quota coalizione e parteciperanno al riparto proporzionale dei seggi.
Il muro contro muro in Aula e il nodo delle preferenze
L’approvazione finale è arrivata al termine di una settimana ad altissima tensione. Il testo approvato blinda il meccanismo delle liste bloccate. Ciò, senza possibilità per l’elettore di esprimere un voto di preferenza per il singolo candidato.
Proprio su questo punto la maggioranza aveva vacillato nei giorni scorsi, quando l’emendamento sulle preferenze promosso dai deputati di Futuro Nazionale vicini al generale Vannacci era stato clamorosamente affossato a scrutinio segreto.
Il giorno prima, battuto per un voto l’emendamento concordato dalla maggioranza.
Nel voto finale del provvedimento, il centrodestra è riuscito a ricompattare le proprie fila, superando l’ostruzionismo delle opposizioni che ora promettono battaglia al Senato. A Palazzo Madama, il voto sarà a scrutinio palese.
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