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Esteri

Ucraina: l’Ue cambia il modulo, Zelensky il comando

Zelensky ha silurato il comandante in capo Syrskyi, sostituendolo con Drapatyi

di Mauro Trieste -


L’Europa ha rimesso Londra al centro della partita ucraina, per necessità strategica. I Paesi Ue hanno dato il via libera alla partecipazione britannica al maxi-prestito da 90 miliardi destinato a sostenere Kiev nel biennio 2026-2027. Una decisione che pesa. Con l’accordo firmato il 13 luglio, l’Ucraina potrà acquistare equipaggiamento militare prodotto nel Regno Unito, ampliando la platea industriale oltre quella Ue ed Efta. In altre parole, Bruxelles ha riconosciuto che l’arsenale occidentale senza la quota britannica è semplicemente incompleto.

La Gran Bretagna chiamata al tavolo

La scelta non è un gesto di cortesia. Il Regno Unito soddisfa le tre condizioni richieste: contributo finanziario “equo e proporzionato”, partenariato di sicurezza con l’Unione e un sostegno militare già massiccio agli ucraini. È la realpolitik che torna a bussare alla porta, mentre i Ventisette non riescono nemmeno a trovare un accordo definitivo sul ventunesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca.

La lotta di potere in atto in Ucraina

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha fatto cadere un’altra testa. Ha silurato il comandante in capo Oleksandr Syrskyi, sostituendolo con Mykhailo Drapatyi, figura vicina all’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, l’uomo che ha trasformato i droni in un moltiplicatore di potenza ucraino. La piazza chiedeva discontinuità, e il presidente ha ceduto. Per il Cremlino non cambierà nulla al fronte.

In Europa si discute, a Kiev si lotta nella cerchia del potere, a Mosca si insiste. E Londra, uscita dalla porta dell’Unione, rientra dalla finestra della sicurezza. La geopolitica, a differenza della politica partitica, non conosce divorzi definitivi.


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