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Economia

Tasche vuote, culle vuote

Il 62,2% degli italiani rinuncia a far figli per difendere il (povero) salario. I dati choc del dossier Natalità 2026

di Giovanni Vasso -


Una sola certezza in Italia: la denatalità. Abbiamo fatto un deserto e lo stiamo popolando di luoghi comuni. Un Paese di fantasmi, l’Italia. Dove ci si consola puntando il dito contro i bamboccioni che, in realtà, vorrebbero pure metter su una famiglia ma poi si ritroverebbero senza lavoro, senza sostegno e senza prospettive. E no, non lo dice qualche influencer in cerca di views sui social. È quello che emerge dal Dossier Natalità 2026 realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con Istat e presentato ieri a Roma a Palazzo Wedekind, nel corso di un evento patrocinato dall’Inps, alla presenza di Gigi De Palo, Presidente Fondazione per la Natalità, Francesco Maria Chelli, Presidente dell’Istat e Valeria Vittimberga, Direttore Generale dell’Inps.

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Denatalità: dal dopoguerra a oggi in Italia mai così poche nascite

I numeri della denatalità nel deserto Italia sono agghiaccianti. Nel 2025 sono nati solo 355mila bambini. Mai così pochi dal Dopoguerra ad oggi. Ma c’è di più, eccome. Il saldo, innanzitutto. L’anno passato sono passati a miglior vita 652mila italiani. La bilancia è in rosso: mancano all’appello 297mila persone. È come se, da un anno all’altro, fosse scomparsa un’intera città dalle dimensioni di Catania. Con tutti i suoi abitanti. Eppure, se non ci fossero stati tanti problemi, il saldo sarebbe stato in attivo. Già, perché secondo la proiezione contenuta nel dossier, se le intenzioni si fossero realizzate sarebbero nati ben 760mila bambini. Ciò accade perché c’è un problema. Anzi più di uno.

Per difendere un magro salario rinunciamo a farci una famiglia

Il 62,2% degli italiani in età feconda ha deciso di non aver figli per ragioni economiche. Per più di 2,8 milioni di italiani, la preoccupazione principale è il lavoro vissuto come ostacolo alla scelta di avere figli. Quasi una donna su due (49,9%) teme conseguenze negative sulla propria carriera in caso di maternità. Ma è un problema che preoccupa persino il 24% degli uomini. Altro che la retorica del “cuore grande” e delle grandi famiglie allargate: l’economia italiana, sempre più piccola, s’è inaridita. E il paradosso più amaro è che, per “difendere” un salario povero, tra i più esigui d’Europa, che in trent’anni ha addirittura perso valore mentre altrove diventava di un terzo più ricco, si sacrifica l’ambizione a farsi una famiglia. Sì, perché il luogo comune dei giovani sfaticati che non ne vogliono sapere di responsabilità non ha un briciolo di fondamento se, come emerge dal Dossier, solo il 5,5% degli italiani ha coscientemente deciso di non voler avere figli per ragioni che non siano di natura economico-lavorativo. La denatalità è figlia (ecco…) di una direzione ben precisa imboccata dall’Italia che non produce più abbastanza e si è richiusa su se stessa.

“Restituire alla gente la libertà di far figli”

Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità, invita tutti a superare quei luoghi comuni che hanno avvelenato il dibattito nascondendo la realtà. “Per anni ci siamo raccontati che gli italiani non fanno figli perché non li vogliono. I dati dimostrano esattamente il contrario. Il vero problema è che milioni di persone non riescono a realizzare il proprio progetto di vita. Oggi il tema non è convincere qualcuno ad avere figli, ma restituire alle persone la libertà di poterli avere”. E non basta. “Finché mettere al mondo un figlio continuerà a essere percepito come un rischio economico, lavorativo e sociale, continueremo ad assistere a un declino che riguarda tutti. La natalità non è una questione privata, ma la condizione da cui dipendono il futuro del welfare, dell’economia e della coesione del Paese”.

“Gli aiuti da soli non bastano”

Ecco, lo Stato deve pur far qualcosa. Anzi, deve farlo la politica. E lo sottolinea Valeria Vittimberga (Inps): “Gli aiuti economici da soli non determinano la scelta di avere un figlio – ha osservato – ma sapere che lo Stato sarà presente rappresenta il primo mattone della fiducia su cui costruire i progetti di vita”. Ecco, è arrivato il momento di passarsi una mano per la coscienza. Smetterla di inseguire sondaggi e trend topic, affrontare una volta e per tutte il grande nodo della natalità. Un Paese in cui mettere al mondo un figlio è percepito come impossibile non ha futuro. E su questo il governo ha intenzione di andare fino in fondo.

“Una priorità per il governo Meloni”

“La denatalità rappresenta una delle sfide più importanti per il futuro dell’Italia. Per questo il governo Meloni, fin dal suo insediamento, ha scelto di rimettere al centro delle proprie politiche le famiglie e le giovani coppie, con misure concrete di sostegno alla genitorialità, al lavoro e alla conciliazione tra vita familiare e professionale”. Così Matilde Siracusano sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento in quota Fi, conversando con L’identità a margine della presentazione del libro ‘Un cuore bruciato’ di Patrizia Mercolino, mamma del piccolo Domenico, che si è svolta ieri presso la sala stampa della Camera. “Sappiamo bene che invertire un trend demografico consolidato da decenni richiederà tempo e che il percorso è ancora lungo, ma la direzione intrapresa è quella giusta. Restituire fiducia a chi desidera costruire una famiglia significa offrire stabilità, certezze e un sostegno continuo. È questo l’impegno che il governo continuerà a portare avanti con determinazione, perché dalla natalità dipende il futuro del nostro Paese”.


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