Si Safe chi può: Tajani e il triplo fronte della polemica
Fi corre, la Lega frena e Bruxelles spinge. La puntualizzazione di Crosetto: "Uno strumento come un altro"
Italy's Minister for Foreign Affairs, Antonio Tajani, at Naqoura with Unifil Commander, General Aroldo Nazaro, on occasion of his mission in Lebanon. Beirut, 24 December 2022. ANSA/CLAUDIO PERI
Si Safe chi può: l’Italia ha deciso di prenotare un piano da 14,9 miliardi di euro di prestiti Ue per la Difesa. Lo annuncia Antonio Tajani, alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. In realtà, inizialmente il vicepremier, forse nella furia di voler arrivare per primo su quella che sarebbe stata la notizia del giorno, ha parlato di “utilizzare” i fondi lasciando poi al “collega Crosetto” la scelta su “come investirli”. Il problema è che, prima ancora che il ministro alla Difesa aprisse bocca, la polemica era già montata. Al punto che proprio Tajani ha dovuto, a margine della riunione Eusair, correggere il tiro. “Abbiamo detto che l’Italia ha prenotato 14,9 miliardi, che è il tetto massimo da utilizzare. Poi entro la fine dell’anno decideremo quanti utilizzarne”. Così, avrà pensato l’ex presidente del Parlamento europeo, son tutti felici. Quelli che il Safe lo vogliono, per dare una spinta alla Difesa e quelli che, invece, non lo vogliono poiché temono di rimanere incastrati nella (facile) polemica politica. La Lega, da parte sua, intuendo ciò che avrebbe detto il generale pacifista Vannacci (come ha poi puntualmente fatto) aveva già spiegato che ogni decisione sarebbe stata di pertinenza del Parlamento. Frenando ogni salto in avanti.
Il fronte interno, quello esterno e la ridotta di Bruxelles
Solo che la dead line fissata da Tajani per il piano Safe dell’Italia, nel tentativo di trovare la quadra e tenere insieme i pezzi di una maggioranza sull’orlo di una crisi di nervi, non è piaciuta affatto a Bruxelles. L’Unione europea, come al solito, con l’Italia ritrova la voce che su altri tavoli ha perduto. “Non c’è tempo da perdere, serve chiarezza al più presto”, ha detto l’insolitamente arcigno portavoce Thomas Regnier. Che ha ribadito come, secondo Bruxelles, risolvere oggi è già tardi. “Nella situazione ideale vogliamo che l’Italia mantenga i 14,9 miliardi annunciati oggi”. Quindi il portavoce ha lanciato un siluro nemmeno troppo sommerso. Nessuno si tiri indietro rispetto a quanto promesso, perché nel caso Roma decidesse di utilizzare meno soldi di quelli “prenotati”, secondo la Commissione, “la situazione diventerebbe ancora più urgente, perché quei fondi dovrebbero essere riallocati attraverso un nuovo bando ad altri Stati membri, che potrebbero voler richiedere ulteriori prestiti”. Insomma, fate presto, prendetevi questi soldi e riarmatevi subito.
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Crosetto fa chiarezza
Il ministro alla Difesa Guido Crosetto ha preferito mettere in chiaro le cose dal punto di vista tecnico e contabile. Il piano, per il ministro e soprattutto per l’Italia, è un’alternativa: “Il Safe, per come è stato impostato, è uno strumento di finanziamento della spesa militare, non aggiuntivo di quella prevista dal bilancio. Per cui in Italia il Safe è un’alternativa. Io sento parlare del Safe come se fosse la panacea di tutti i mali: è un’alternativa ai Bot, è una scelta totalmente tecnica che il ministro farà alla fine dell’anno”. Ecco, appunto. Tocca a Giorgetti.
Cos’è il piano Safe e come funziona
Il Safe è un piano di prestiti dal valore complessivo di 150 miliardi che concede fondi vincolati agli Stati membri, tra cui naturalmente anche l’Italia. Quei soldi, che non vengono distratti dal bilancio generale né, tantomeno, vengono sottratti al welfare o alla scuola. I Paesi che accettano di accedere al piano già sanno che dovranno spendere in armamenti, sistemi di Difesa e sicurezza osservando rigide prescrizioni. Due categorie di beni e servizi che si possono acquistare con i fondi. Dalle munizioni ai droni fino all’Ai a scopi militari. Non si possono distrarre soldi per utilizzarli in altro modo. C’è poi l’imposizione sui contratti d’appalto che dovranno, infatti, garantire che non più del 35% del costo sia dovuto a componenti originari di Paesi terzi e dovranno essere preferiti i progetti che uniscono le aziende di più nazioni. Il tasso di interesse promesso è molto agevolato ma va “trattato”. La Polonia, che utilizzerà più di 43 miliardi del Safe, pagherà inizialmente il 3,17% di interessi.
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Non è una scelta tra welfare e Difesa
La restituzione potrà avvenire in 45 anni, con un periodo di tolleranza di altri dieci anni. E, si sa, il tempo è denaro. L’Italia ha presentato e ottenuto un piano che le dà diritto a quota di poco inferiore a quella della Francia (15 miliardi), complessivamente si tratta della quarta più corposa tra tutte dal momento che, dopo la Polonia e prima della Francia, ci sono i 16,7 miliardi riconosciuti alla Romania. La Germania non è proprio tra i 19 Paesi che hanno proposto un piano, un altro Paese di confine come la Finlandia ha a disposizione circa un miliardo di euro.
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