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11 Settembre: venticinquemila firme per bandire Mamdani dalla cerimonia

Il sindaco di New York non desiste: “Sarò a Ground Zero per onorare le vittime”

di Cinzia Rolli -


DALLA NOSTRA INVIATA

Un gruppo di familiari delle vittime dell’11 settembre ha lanciato una petizione per chiedere al National September 11 Memorial & Museum di escludere e bandire il sindaco democratico e socialista Zohran Mamdani dalle cerimonie commemorative del 25° anniversario a Ground Zero.

Giovanni Galante, 55 anni, è uno degli organizzatori della raccolta delle firme. Egli ha perso la moglie Grace Sheeran Galante, di 29 anni, nel crollo delle Torri Gemelle.

Il promotore della petizione ha voluto sottolineare la natura dell’evento, affermando: “Questo giorno è sacro per noi. Non si tratta di una questione politica. La presenza di Mamdani sarebbe profondamente offensiva e inappropriata, come un ospite indesiderato a una cerimonia molto personale”.

Per ora il numero delle adesioni raccolte ammonta a venticinquemila, tra cui quelle di almeno 300 familiari delle vittime.

Molti dei congiunti definiscono Mamdani un “apologeta del terrorismo islamico”, contestano il suo operato politico passato, le collaborazioni personali e alcune dichiarazioni contro gli Stati Uniti.

Le riserve riguardo la partecipazione del sindaco di New York riguardano il suo mancato rifiuto di condannare slogan antisemiti e la sua vicinanza all’Imam Siraj Wahhaj, sospettato di essere probabilmente coinvolto in qualche modo nell’attentato del 1993 al World Trade Center ma mai incriminato in assenza di prove.

Gli organizzatori della raccolta firme contestano la nomina di Ramzi Kassem come capo consulente della città di New York a causa del suo passato professionale come professore di legge ed ex avvocato difensore dei detenuti di Guantánamo.

Tra i suoi assistiti figurano infatti Ahmed al-Darbi, membro di al-Qaeda che si è dichiarato colpevole di aver pianificato l’attentato del 2002 contro la petroliera francese MV Limburg al largo dello Yemen. E Mahmoud Khalil, uno dei principali attivisti e organizzatori delle proteste pro-palestinesi presso la Columbia University nel 2024.

I sostegni politici nel mirino della petizione

Gli istanti contestano anche l’appoggio del sindaco alla democratica socialista Amber Adler per il Senato statale. Le famiglie delle vittime le rimproverano di aver minimizzato l’attentato dell’11 settembre definendolo un attacco commesso solo da “un paio di persone”, e di aver espresso simpatia per Ahmed Ferhani, condannato nel 2012 per aver pianificato un attacco terroristico contro una sinagoga di Manhattan.

I congiunti delle vittime rimproverano al primo cittadino anche il sostegno a Darializa Avila Chevalier, candidata al Congresso per i Socialisti Democratici (DSA) e definita da Mamdani “perfetta”. I firmatari dell’iniziativa evidenziano il passato radicale della donna, emerso da vecchi post social in cui ella definiva gli Stati Uniti una “fottuta vergogna” e si vantava di aver usato la bandiera americana come tovagliolo per pulirsi le mani.

Nel mirino dei familiari ci sono anche alcuni post pubblicati sui social da Zohran Mamdani nel 2015 riguardanti Anwar al-Awlaki, il leader di al-Qaeda ucciso nel 2011.

Nelle affermazioni riemerse, il sindaco sosteneva che la sorveglianza dell’FBI avesse radicalizzato il religioso, spingendolo verso il terrorismo: una posizione che i parenti delle vittime interpretano come un tentativo di colpevolizzare gli Stati Uniti.

Al-Awlaki era stato imam a San Diego e in Virginia e lì  entrò in contatto diretto con tre dei futuri dirottatori dell’11 settembre.

Nel mirino della petizione c’è anche il padre del sindaco, Mahmood Mamdani, accademico della Columbia University. I parenti delle vittime gli contestano il saggio del 2004 “Good Muslim, Bad Muslim”, in cui sostiene che i kamikaze vanno considerati come “soldati della violenza politica moderna” anziché stigmatizzati come “barbari”.

Le altre critiche a Zohran Mamdani

L’organizzatrice Cheri Sparacio, il cui marito trentacinquenne Thomas è stato ucciso l’undici settembre, ha dichiarato che ci sono così tanti  motivi sul perché sarebbe irrispettoso per Mamdani partecipare alla cerimonia che non è possibile inserirli tutti nella lista della petizione.

Tra questi, il lungo sodalizio di Zohran Mamdani con l’influencer di sinistra Hasan Piker, noto per aver affermato che l’America “ha meritato la strage delle Torri Gemelle”.

Inoltre, i familiari dei caduti definiscono assurda la dichiarazione del sindaco secondo cui i musulmani sarebbero le vere vittime dell’attacco a causa della successiva ondata di islamofobia.

Monica Iken-Murphy è una delle figure più autorevoli della comunità legata a Ground Zero, in quanto membro fondatore del consiglio di amministrazione e fiduciaria, founding trustee, del National September 11 Memorial & Museum.

La donna, che nell’attacco del 2001 ha perso il marito trentasettenne Michael Iken, ha firmato la petizione contro il sindaco Zohran Mamdani e ha rilasciato questa specifica dichiarazione alla stampa: “Non voglio che le famiglie si sentano a disagio. Gli altri possono venire un altro giorno, ma lasciate che i familiari abbiano il loro spazio”.

La risposta di Zohran Mamdani e del Memorial

Quando le è stata chiesta una dichiarazione circa la raccolta firme contro la presenza del sindaco Mamdani, Julie Wood, portavoce del Memorial Museum dell’undici settembre, ha dichiarato che l’organizzazione no profit ha lavorato intenzionalmente per mantenere la commemorazione libera dalla politica perché “ricordare coloro che abbiamo perso nell’offensiva terroristica del 2001 non dovrebbe mai essere una questione di partito. Tutti i funzionari governativi di tutti i partiti politici, inclusi i presidenti, i governatori e i sindaci in carica dall’undici settembre in poi, hanno partecipato alla cerimonia semplicemente per fornire una testimonianza”.

Il portavoce di Mamdani, Jeremy Edwards, ha dichiarato che il sindaco vuole ancora presenziare alla cerimonia nonostante la notizia della raccolta delle firme volta ad evitare la sua presenza.

Durante una conferenza stampa, rispondendo direttamente alle domande sulla petizione che chiede la sua esclusione, Mamdani ha dichiarato: “Onorerò con orgoglio le famiglie, i sopravvissuti e i primi soccorritori per sempre segnati da quell’orribile attacco terroristico, stando al loro fianco alla commemorazione dell’11 settembre di quest’anno. Riaffermeremo così che non dimenticheremo mai quel giorno solenne, sentito da tutti noi che consideriamo questa città la nostra casa e questo Paese la nostra dimora”.

Vedremo come New York affronterà questa spaccatura politica ed emotiva.

Gli organizzatori ricordano comunque che la cerimonia a Ground Zero resta un evento privato e rigorosamente apolitico, durante il quale nessuna autorità è chiamata a tenere discorsi sul palco.

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